Rinuncia da parte dei soci ai crediti vantati verso la società: la prassi da seguire

Pubblicato il 2 dicembre 2017

ci avviciniamo alla fine dell'anno ed inizia il momento di verificare l'opportunità da parte dei soci di rinunciare ai crediti vantati verso la società, soprattutto se l'esercizio sociale dovesse chiudersi in passivo. In questo articolo verifichiamo la prassi da seguire dal punto di vista civilistico e fiscale per la corretta rinuncia e per non incappare nella tassazione di plusvalenze

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateIn prossimità della fine dell’anno i contribuenti devono effettuare una verifica degli adempimenti da porre in essere per evitare pesanti ricadute fiscali. Uno di questi adempimenti riguarda la comunicazione del socio alla società partecipata del valore fiscalmente riconosciuto del credito qualora il socio stesso abbia rinunciato al relativo incasso.

La previsione è contenuta nell’art. 88, comma 4–bis del TUIR aggiunto a seguito dell’approvazione del D.Lgs n. 147/2015, c.d. internazionalizzazione.

Prima dell’ultimo intervento normativo il precedente comma 4 prevedeva l’irrilevanza fiscale delle sopravvenienze attive originate dalle operazioni di rinuncia dei soci alla restituzione dei crediti vantati nei confronti della società partecipata. Il ricorso a queste operazioni è molto frequente. In particolare se, in passato, i soci hanno versato ingenti somme, a titolo di finanziamento, nelle casse della società, potrebbero ora procedere alla ricapitalizzazione delle società medesime per azzerare o ridurre le ingenti perdite accumulate nel corso degli anni.

La cancellazione nell’attivo di bilancio del credito vantato dal socio