Omessi versamenti: la rateazione non blocca il sequestro preventivo

Con la sentenza n. 35781 del 21 luglio 2017, la Corte di Cassazione, sezione penale, ha affermato che nell’ipotesi delittuosa di omesso versamento delle ritenute o Iva, l’accesso alla rateazione per le somme non versate in precedenza, non blocca il sequestro preventivo nonostante la recente riforma penale tributaria, fermo restando che l’imputato può chiedere la riduzione del sequestro in misura corrispondente alle rate corrisposte.

La Suprema Corte rileva che, in ogni caso, le nuove cause di non punibilità previste dal D.Lgs. n. 158/2015, in caso di pagamento del debito tributario, non mutano la natura del sequestro, né della confisca e pertanto il passaggio normativo secondo cui la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario, anche in presenza di sequestro, e che in caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta, non preclude il sequestro preventivo relativamente agli importi non ancora corrisposti, al netto di interessi e sanzioni (valgono, quindi, le somme versate a solo titolo di capitale).

 
Breve nota
L’art. 10 del D.Lgs. n.158/2015 ha inserito l’art. 12-bis nell’ambito del D.Lgs. n. 74/2000, creando la confisca fiscale (atteso, fra l’altro, che l’art. 14, del D.Lgs. n. 158/2015 ha abrogato il comma 143, dell’articolo 1, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 – cfr. Cass., Sez.III, Pen., sent.n.43397 dep. il 28 ottobre 2015, secondo cui nel reato tributario, la confisca del profitto, nel caso di specie, omesso versamento dell’Iva, è sempre obbligatoria).
L’istituto della confisca per equivalente (o di valore) del profitto del reato, di cui all’art. 322-ter, c. 2, c.p., originariamente introdotto dall’art. 31, della legge 29 settembre 2000, n. 300 per il solo delitto di cui all’art. 321, c.p., è stato progressivamente esteso anche ad altri reati e, dell’art. 1, c. 143, L. 24 dicembre 2007, n. 244, anche ai delitti di cui al d.lgs. n. 74 del 2000.
Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’art. 444 C.p.p. per uno dei delitti previsti dal D.Lgs. n. 74/2000 (facendovi così rientrare anche il reato di occultamento o distruzione delle scritture contabili, prima escluso), è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.
La norma, nella sua nuova formulazione, prevede che la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’Erario anche in presenza di sequestro. Nel caso di mancato versamento è sempre disposta la confisca.
 

Sul punto, la stessa Cassazione (sent. n. 42087 del 6 ottobre 2016) ha affermato che, fermo restando che nella nozione di “impegno”, ai fini della non operatività della confisca, vanno ricompresi solo gli obblighi assunti in maniera formale, tra i quali rientrano l’accertamento con adesione, la conciliazione giudiziale, la transazione fiscale, e anche la rateizzazione, la locuzione “non opera” non significa che la confisca, a fronte dell’accordo rateale intervenuto, non possa essere adottata, quanto piuttosto che la stessa non diviene efficace con riguardo alla parte “coperta” da tale impegno. “Solo l’integrale pagamento del debito tributario poteva condurre alla non operatività della confisca, essendo invece insufficiente la mera ammissione ad un piano rateale di pagamento o il parziale pagamento effettuato a tale ultimo titolo (cfr., tra le altre, Sez. 3, n. 5681 del 27/11/2013, Crocco, Rv. 258691); ciò proprio in ragione della necessaria corrispondenza tra il pagamento del debito e l’elisione del profitto”.

Per la Corte, la novella apportata dal D.Lgs. n. 158/2015 (che ha introdotto l’art. 12-bis, nell’ambito del D.Lgs. n. 74/2000, il cui comma 2, prevede che “la …

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