Il contribuente inerte al contraddittorio da studi di settore perde

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 24 luglio 2017

se un contribuente rimane inerte durante il contraddittorio relativo ad un accertamento basato sugli studi di settore rischia di perdere la causa per via del suo comportamento

Processo_TributarioCon l’ordinanza n. 14970 del 15 giugno 2017, la Corte di Cassazione ha legittimato l’accertamento dell’ufficio, a mezzo studi di settore, nei confronti di un contribuente, che era rimasto inerte all’invito al contraddittorio operato.

In sostanza, “ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l’ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri (Cass. 12428/2012; Cass. 22599/12; Cass. 17646/14; Cass. 10047/16)”.

Le due diverse ragioni della decisione

I principi affermati nella pronuncia, che costituiscono le ragioni posti a fondamento della decisione assunta, richiamando il pronunciamento a Sezioni Unite n. 26635/2009, sono i seguenti.

  • "La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ‘ex lege’ determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli ‘standards’ in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente. In tale sede, quest'ultimo ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli ‘standards’ o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell'atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello "standard" prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. L’esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l'applicabilità degli ‘standards’ al caso concreto, da