La Voluntary bis e la rafforzata procedura di emersione del contante

La procedura di voluntary disclosure bis prevede delle disposizioni particolari in ipotesi di regolarizzazione del contante.
Sulla questione, la circolare n. 19/E del 12 giugno scorso offre al punto 2.3 interessanti chiarimenti.
In questo intervento, oltre a delineare i contorni della disciplina, svolgeremo qualche riflessione sui vari chiarimenti contenuti nel recente documento di prassi.
In base all’articolo 5-octies, comma 3, D.L. 167/1990, se la collaborazione volontaria riguarda i contanti o i valori al portatore si presume, salva la prova contraria, che essi siano derivati da redditi conseguiti, in quote costanti, a seguito di violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’IRAP e dell’IVA, nonché di violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti di imposta, commesse nell’anno 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti.
Il primo elemento di differenziazione rispetto alla precedente edizione sta nel fatto che la norma contiene una presunzione di ripartizione costante tra le annualità 2011 e 2015.
Vedremo come si tratti di una presunzione relativa, alla quale il contribuente può offrire la prova contraria.
La novella appare di interesse per il contribuente in quanto la spalmatura del reddito tra più annualità può attenuare la progressività irpef.
La norma (art. 5-octies c. 3 D.L. 167/1990), inoltre, contiene una specifica procedura “rafforzata” rispetto all’ordinaria voluntary disclosure che si articola nei seguenti punti:

il rilascio unitamente alla presentazione dell’istanza di una dichiarazione in cui si attesta che l’origine di tali valori non deriva da condotte costituenti reati diversi da quelli previsti dall’articolo 5-quinquies, comma 1, lettere a – b;

l’apertura e l’inventario in presenza di un notaio, che ne accerti il contenuto all’interno di un apposito verbale, di eventuali cassette di sicurezza nelle quali i valori oggetto di collaborazione volontaria sono custoditi, entro la data di presentazione della relazione e dei documenti allegati;

il versamento dei contanti e il deposito dei valori al portatore presso intermediari finanziari, a ciò abilitati, in un rapporto vincolato fino alla conclusione della procedura, entro la data di presentazione della relazione e dei documenti allegati.

Le fasi della procedura

Il rilascio della dichiarazione
La questione verrà ripresa nel prosieguo. Si proporrà anche una bozza di dichiarazione da rilasciare che potrà essere personalizzata a seconda dei casi. Vedremo come l’istanza di adesione alla procedura contenga un’apposita sezione utile allo scopo.
L’inventario con il notaio delle cassette di sicurezza
Questa fase è ovviamente subordinata all’esistenza della cassetta di sicurezza. In caso di liquidità detenuta in casa pare che il contribuente possa procedere direttamente al versamento presso la banca, senza necessità di fare l’inventario con il Notaio dopo averla preventivamente collocata presso una cassetta di sicurezza.
Se i contanti e i valori al portatore oggetto di collaborazione volontaria sono detenuti in cassette di sicurezza, la normativa in commento prevede delle specifiche disposizioni analoghe ad alcune indicazioni di prassi elaborate dall’Agenzia delle entrate in occasione della precedente edizione della procedura (Circolare n. 31/E del 28 agosto 2015, par. 1.2).
Deve essere redatto un inventario in presenza di un notaio che ne accerti il contenuto in un apposito verbale, entro la data di presentazione della relazione accompagnatoria e della documentazione a corredo della stessa.
Se contanti e valori al portatore sono detenuti in cassette di sicurezza localizzate all’estero, la Circolare ritiene che l’accertamento del relativo valore possa essere svolto da un soggetto che eserciti la funzione di notaio in base alla normativa del Paese in cui è ubicata la …

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