La Voluntary bis e la rafforzata procedura di emersione del contante

di Ennio Vial

Pubblicato il 21 giugno 2017

la Voluntary Disclosure bis prevede la possibilità di regolarizzare i contanti, in particolare quelli detenuti nelle cassette di sicurezza. La procedura è tuttavia complessa e prevede numerose valutazioni, anche da parte del consulente che assiste nella predisposizione della pratica

voluntary-disclosureLa procedura di voluntary disclosure bis prevede delle disposizioni particolari in ipotesi di regolarizzazione del contante.

Sulla questione, la circolare n. 19/E del 12 giugno scorso offre al punto 2.3 interessanti chiarimenti.

In questo intervento, oltre a delineare i contorni della disciplina, svolgeremo qualche riflessione sui vari chiarimenti contenuti nel recente documento di prassi.

In base all’articolo 5-octies, comma 3, D.L. 167/1990, se la collaborazione volontaria riguarda i contanti o i valori al portatore si presume, salva la prova contraria, che essi siano derivati da redditi conseguiti, in quote costanti, a seguito di violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’IRAP e dell’IVA, nonché di violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti di imposta, commesse nell’anno 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti.

Il primo elemento di differenziazione rispetto alla precedente edizione sta nel fatto che la norma contiene una presunzione di ripartizione costante tra le annualità 2011 e 2015.

Vedremo come si tratti di una presunzione relativa, alla quale il contribuente può offrire la prova contraria.

La novella appare di interesse per il contribuente in quanto la spalmatura del reddito tra più annualità può attenuare la progressività irpef.

La norma (art. 5-octies c. 3 D.L. 167/1990), inoltre, contiene una specifica procedura “rafforzata” rispetto all’ordinaria voluntary disclosure che si articola nei seguenti punti:

  • il rilascio unitamente alla presentazione dell’istanza di una dichiarazione in cui si attesta che l’origine di tali valori non deriva da condotte costituenti reati diversi da quelli previsti dall’articolo