Sul valore dello scudo fiscale

La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, con la sentenza n. 417/5/17 del 6.4.2017, ha affrontato una questione piuttosto controversa.
Nel caso di specie l’Ufficio sosteneva che lo scudo fiscale presentato nel 2009 sarebbe stato inefficace in quanto i capitali scudati derivavano da una pluralità di reati.
E pertanto, ai sensi dell’art. 17, comma 2-bis, del D.L. 350/2001, si rendeva irrogabile la sanzione del 100% dei capitali oggetto di emersione.
La suddetta sanzione, del resto, veniva applicata per l’intero ed in via autonoma nei confronti di ciascuno di coloro che aveva concorso nell’illecito e per i quali, essendo persone imputate nel procedimento penale pendente innanzi al Tribunale di Firenze per riciclaggio delle somme derivanti dai reati di truffa ai danni dello Stato, frode fiscale e corruzione, trovava applicazione, ad avviso dell’Ufficio, l’art. 9 del D.Lgs. 472/1997 sul concorso di persone.
I contribuenti proponevano quindi ricorso avverso il provvedimento di irrogazione sanzioni notificato dall’Agenzia delle Entrate, eccependo, tra le altre, l’illegittima applicazione retroattiva della sanzione ex art.13-bis D.L. 78/2009, la decadenza dell’Ufficio dal potere di irrogare la sanzione, ovvero la prescrizione del diritto a riscuotere la stessa, l’illegittimità della irrogazione di tante sanzioni di tipo confiscatorio quanti erano i soggetti diversi dal titolare dei capitali scudati, nonché in subordine, la contrarietà dell’art. 17, comma 2, D.L. 350/2001 ai principi di proporzionalità ed adeguatezza, nonché ai principi fondamentali del diritti punitivo, come espressi dalle norme costituzionali e CEDU, l’illegittimità dell’atto impugnato per violazione dell’art. 11, comma 1, D.Lgs. 472/1997, la contrarietà della sanzione al principio del ne bis in idem e l’infondatezza in fatto dell’atto di irrogazione impugnato per inconfigurabilità del concorso, per la validità dello scudo, essendo i reati ipotizzati prescritti alla data del suo perfezionamento ed, infine per l’insussistenza dei reati ostativi allo stesso.
L’Ufficio, nel costituirsi in giudizio, rilevava invece la legittimità e la fondatezza degli atti impugnati, evidenziando in particolare come la condotta sanzionata, ovvero il concorso nella violazione di indebita presentazione delle dichiarazioni riservate di rimpatrio, era avvenuto in piena vigenza della norma che aveva istituito lo scudo fiscale, senza dunque che vi fosse stata alcuna violazione del principio di irretroattività, come invece contestato dai ricorrenti.
Evidenziava inoltre l’Ufficio che, contrariamente a quanto assunto dai ricorrenti circa l’assenza di alcun margine di autonomia, avendo, a loro dire, agito solo come dipendenti della società, essi avevano invece posto essere il trasferimento delle attività finanziarie sul conto intestato alla società fiduciaria incaricata a riceverle per procedere allo scudo fiscale, determinando in questo modo una cooperazione nella violazione. Non solo del resto non vi era alcuna sovrapposizione di sanzioni, ma la sanzione applicata nei confronti dei ricorrenti non costituiva, secondo l’Amministrazione, una confisca, bensì una ordinaria sanzione tributaria, laddove, peraltro, la stessa nozione di concorso imponeva l’irrogazione di una sanzione per ogni concorrente.
Infine l’Ufficio sottolineava che nel decreto di rinvio a giudizio risultava chiaro come la materiale condotta di cooperazione posta in essere dai ricorrenti, rientrasse nella realizzazione in concorso di un fatto vietato dall’ordinamento e che lo scudo effettuato nel 2009 concerneva somme, sulle quali era stata commisurata la sanzione, diverse ed ulteriori rispetto allo scudo del 2003.
A parere della Commissione Tributaria Provinciale di Firenze i rilievi e le contestazioni sollevate dai ricorrenti erano fondati e dunque i ricorsi dovevano essere accolti.
I giudici di merito, più nello specifico, condividevano l’illegittimità dell’applicazione …

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