Spese di sponsorizzazione: rileva la natura dilettantistica di chi riceve i soldi

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 11 maggio 2017

secondo la Cassazione le spese di sponsorizzazione (in assenza di altra prova) sono deducibili dal reddito d'impresa solo da quando l’associazione sportiva dilettantistica beneficiaria è iscritta al CONI

fiscus-stadioCon l’ordinanza n. 7202 del 21 marzo 2017 la Corte di Cassazione ha affermato che le spese di sponsorizzazione (di fatto, in assenza di altra prova) sono deducibili solo da quando l’associazione sportiva beneficiaria è iscritta al CONI.

I principi espressi dalla Corte di Cassazione

Osserva, innanzitutto, la Corte che non rileva, ai fini dell’esclusione della presunzione di cui all’art. 90, c. 8, della legge n. 289/2002 (secondo cui il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonche' di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell'immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario, ai sensi dell'art. 74, c. 2, del TUIR) “l’iscrizione o meno alle rispettive federazioni delle società beneficiarie del corrispettivo in denaro erogato con le sponsorizzazioni, ma, per quanto qui interessa, la destinazione del contributo ad associazioni sportive o società che, secondo la citata norma, possano essere qualificate come ‘dilettantistiche’".

La contestazione dell’Ufficio, nell’avviso di accertamento impugnato, riguardava il disconosciment