La sospensione da parte dell'Erario del credito tributario chiesto a rimborso

EbookCredito Iva

Le possibili alternative in presenza di credito Iva sono:

– riporto del credito all’anno successivo e scomputo dello stesso nelle relative liquidazioni periodiche;

– riporto del credito all’anno successivo e utilizzo dello stesso in compensazione;

– richiesta di rimborso.

Le predette alternative possono anche coesistere. Il credito può, infatti, essere in parte destinato alla compensazione (o detrazione) e in parte rimborsato.

Sospensione dei rimborsi Iva ex articolo 38-bis Dpr 633/1972

Nel caso in cui al contribuente vengano contestati reati di tipo fiscale, l’Erario può sospendere in via di autotutela i pagamenti dei crediti spettanti all’interessato, fino alla definizione del procedimento penale. Tale istituto assolve alla funzione di tutelare l’interesse dell’Erario a recuperare, in via di autotutela, quanto eventualmente sarebbe stato percepito indebitamente dal contribuente. L’Agenzia delle Entrate ha l’obbligo e non la facoltà di sospendere l’esecuzione del rimborso. Al riguardo l’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972, il quale detta condizioni e modalità di esercizio del diritto al rimborso, al comma 8 disciplina la sospensione dell’esecuzione dei rimborsi fino a concorrenza dell’ammontare dell’imposta indicata nelle fatture o in altri documenti illecitamente emessi o utilizzati e fino alla definizione del procedimento penale, qualora sia stato constatato1 uno dei reati di cui agli artt. 2 e 8 del D.Lgs. n. 74/2000, cioè:

  • la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, e

  • l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

Il legislatore ha, tuttavia, previsto dei limiti quantitativi e temporali all’esercizio del potere di sospensione di cui all’art. 38-bis, c. 3, del DPR n. 633/1972: l’Amministrazione finanziaria può sospendere l’erogazione del rimborso per l’importo corrispondente all’ammontare dell’imposta oggetto del constatato reato (limite quantitativo); il “termine finale della sospensione” è collegato “alla definizione del relativo procedimento penale(limite temporale). La norma in esame, tuttavia, prevede che l’Agenzia delle Entrate non sia tenuta ad inviare “alcuna comunicazione o notificazione preventiva alla parte” dell’adottata sospensione (Cass. n. 8295/2014).

Le fattispecie delittuose di cui agli artt. 2 e 8 del D.Lgs. n. 74/2000 devono essere state constatate con riferimento al medesimo periodo d’imposta per il quale è stata presentata richiesta di rimborso dell’IVA; la sospensione del rimborso non può essere disposta per un importo superiore all’ammontare dell’IVA esposta nelle fatture o negli altri documenti illecitamente emessi o utilizzati. Pertanto, quando l’Ufficio viene a conoscenza delle fattispecie richiamate, l’esecuzione del rimborso è sospesa, senza possibilità per gli uffici di porre in essere alcuna valutazione discrezionale. La sospensione del rimborso opera fino alla definizione del procedimento penale, indipendentemente dall’esito. Si precisa che, ai fini della sospensione, non rileva l’eventuale definizione dell’obbligazione tributaria sottostante. Questa fattispecie prevede una sospensione del rimborso in ragione della “constatazione” di un reato, senza far riferimento ad alcuno degli atti tipici del processo penale e ricollega il termine finale della sospensione alla “definizione del relativo procedimento penale”, senza prevede alcuna comunicazione o notificazione preventiva alla parte. La formulazione ampia della norma e l’esigenza di bilanciamento tra gli interessi dello Stato e quelli del contribuente fanno ritenere applicabile la sospensione del rimborso ex art. 38-bis c. 8 D.P.R. n. 633/1972, quando ricorra la constatazione di un reato, e dunque anche quando l’attività investigativa sia in corso ed i suoi esiti non sono ancora compiutamente maturati2.

Articolo 23 del D.lgs….

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