Rottamazione delle cartelle vs. transazione fiscale

di Cinzia Mengozzi

Pubblicato il 4 marzo 2017

segnaliamo il caso di un concordato preventivo che è stato autorizzato ad accedere alla rottamazione dei ruoli, conseguendo un vistoso risparmio di imposta (quasi un milione di euro!); nell'articolo spieghiamo la convenienza della rottomazione rispetto alla transazione fiscale

comm.tel-rottamaz.cartelleSegnaliamo il caso di un concordato preventivo che è stato autorizzato ad accedere alla rottamazione dei ruoli, conseguendo un vistoso risparmio di imposta.

Il caso

Trattasi di una fattispecie in cui una società in liquidazione, unitamente alla richiesta di ammissione ex art. 161 LF (ricorso per ammissione a concordato preventivo, in toto liquidatorio), inoltrava all’Agenzia delle Entrate competente ed a Equitalia proposta di transazione fiscale ex art. 182-ter LF.

Tutto ciò è avvenuto in data 22/10/2015; al momento della domanda di ammissione al concordato non era prevedibile la sanatoria sulle cartelle esattoriali; per tale motivo la via obbligata per stralciare una quota di debiti fiscali era la transazione fiscale.

L’accesso alla rottamazione principi giuridici

Ricordiamo che, come statuito dalla Corte Costituzionale, la transazione fiscale ha duplice natura sia di accordo bonario tra le parti sia di parte della proposta concordataria riguardo alle poste fiscali. In primis, giova rammentare che, come statuito dalla Corte Costituzionale, la transazione fiscale “costituisce una peculiare procedura transattiva tra il contribuente e il fisco, che può autonomamente integrare il piano previsto dall’art. 160 della legge fallimentare e deve essere parimenti sottoposta al sindacato di fattibilità giuridica del Tribunale” (Corte Cost. n. 225/ 2014). La Corte di Cassazione ha altresì definito la transazione fiscale come un “sub procedimento