La cassa negativa: cosa accade in caso di verifica fiscale?

di Antonino Russo

Pubblicato il 1 febbraio 2017

il saldo di cassa non può mai essere negativo, tuttavia a volte capita che la contabilità lo evidenzi; in questi casi l'errore contabile attrae inevitabilmente un accertamento induttivo ma vediamo anche quali possono essere le concrete prove contrarie

sherlockE’ noto che, nel corso di una verifica fiscale, l’esame delle movimentazioni di cassa, e precisamente le registrazioni giornaliere delle entrate e delle uscite di denaro e mezzi finanziari o monetari, può far emergere che le operazioni registrate come uscite di cassa siano di ammontare superiore a quelle registrate come entrate, con la conseguenza che il saldo risulta di segno negativo.

Tale evento induce la giurisprudenza di legittimità a ritenere che tale anomalia di ordine contabile debba corrispondere ad una presunzione di esistenza di ricavi non contabilizzati di ammontare corrispondente a quello del disavanzo di cassa rilevato (Cass., 31 maggio 2011, n. 11988). L’assimilazione della omessa contabilizzazione di un’attività al conseguimento di ricavi non registrati (sul presupposto che da tale attività sarebbe stata acquisita un’entrata monetaria sufficiente ad eliminare il deficit di cassa rilevato) costituisce, secondo l’insegnamento del giudice di ultima istanza, una deduzione cui si giunge senza “alcuna forzatura logica” ed inoltre (ex plurimis Cass., 5 ottobre 2012, n. 17004), nei casi di saldi negativi di cassa l’Ufficio non è tenuto a fornire prova ulteriore per dimostrare il rapporto tra la movimentazione del conto cassa e gli ulteriori ricavi accertati non contabilizzati, operando il regime delle presunzioni dell’art. 54, c. 2, d.p.r. n. 633 del 1972, e dell’art. 39, c. 2, d.p.r. n. 600 del 1973.

Ci si è chiesti se la sola presenza di un conto cassa con saldo negativo possa legittimare l’ente impositore a provvedere all’accertamento della dichiarazione dell’Iva e delle imposte sui redditi senza l’ulteriore concorso di altre prove certe e dirette.

Ebbene, tale dubbio è stato sciolto (nella richiamata decisione della Corte di Cassazione n. 17004/2012) con una motivazione intesa a dare continuità al principio secondo cui “in tema di accertamento induttivo