Come stabilire se il contribuente persona fisica risiede davvero in Italia o all’estero? Concreti spunti difensivi

di Isabella Buscema

Pubblicato il 19 gennaio 2017

si sta aprendo la campagna per la riedizione della Voluntary Disclosure, può essere fondamentale stabilire se "fiscalmente" il contribuente risiede davvero all'estero o può essere conderato residente in Italia; in particolare le relazioni affettive e familiari sono decisive ai fini della dimostrazione della residenza fiscale in Italia? Proponiamo un utilissimo e pratico approfondimento di 12 pagine con anche utili spunti difensivi in caso di contenzioso

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Da molti anni l’Agenzia delle Entrate sviluppa specifiche iniziative volte ad arginare il fenomeno delle fittizie residenze in Paesi a fiscalità privilegiata, cui si collega la sottrazione di materia imponibile da assoggettare a tassazione in Italia. Per l’amministrazione finanziaria la caccia ai cittadini italiani fittiziamente emigrati all’estero costituisce obiettivo rilevante al fine di perseguire, nel concreto, il dettame costituzionale del “concorso di tutti alle spese pubbliche”. La fictio della residenza estera costituisce uno stratagemma che consente a colui che lo ponga in essere di evitare di essere assoggettato a tassazione in Italia sui redditi ovunque prodotti (vd. articolo 23 del TUIR n. 917/86)

Segnalazione dei Comuni

Il decreto fiscale 193/2016, collegato alla legge di bilancio, prevede che i comuni dovranno inviare all'Agenzia delle entrate i dati delle persone che presentano la richiesta d'iscrizione all'Aire; ciò al fine di consentire all'amministrazione finanziaria di formare delle liste selettive «per i controlli relativi ad attività finanziarie e investimenti patrimoniali esteri non dichiarati». I controlli dell'Agenzia delle entrate, pertanto, mireranno a verificare se il soggetto trasferito possa essere comunque considerato residente o domiciliato in Italia tanto da essere considerato debitore d'imposta nello Stato.Tali controlli non riguarderanno solo i soggetti che trasferiranno la propria residenza all'estero dopo la pubblicazione del decreto ma saranno effettuati anche nei confronti delle persone fisiche che hanno richiesto l'iscrizione all'Aire a decorrere dal 1 gennaio 2010. In particolare ,ai fini della formazione delle liste selettive l'Agenzia delle entrate «terrà conto dell'eventuale mancata presentazione delle istanze» di adesione alla Voluntary disclosure (chi non ha aderito alla prima operazione di capitali diventa sospetto).

In buona sostanza, il trasferimento della residenza in altro Stato e la mancata adesione alla procedura di collaborazione volontaria sono considerati dal legislatore indici di pericolosità fiscale tali da rendere necessario l'esercizio dei poteri ispettivi da parte dell'amministrazione finanziaria al fine di accertare l'eventuale omessa tassazione in Italia di capitali detenuti all'estero.

Tassazione

Soltanto i contribuenti che sono considerati come residenti (ai fini fiscali) in Italia, ai sensi dell’art. 2 del T.U.I.R., sono imponibili sull’insieme dei loro redditi, ovunque prodotti nel mondo (collegamento di natura personale).

I soggetti non residenti possono essere tassati soltanto su quegli elementi di reddito (a loro riferibili) prodotti in Italia (collegamento di natura territoriale), ai sensi dell’art. 23 del T.U.I.R.

Talvolta, la residenza viene trasferita in Paesi a bassa o addirittura nulla fiscalità, con l’esclusivo scopo di acquisire un indebito beneficio dal più favorevole regime impositivo dello Stato estero e di sottrarre all’imposizione progressiva in Italia i complessivi redditi ovunque prodotti.

Il contribuente, cancellato dall'anagrafe della popolazione residente e iscritto all'AIRE. ai fini dell'ottenimento di vantaggi fiscali ha solo fittiziamente trasferito all'estero la propria residenza e pertanto può essere ritenuto “fiscalmente residente” in Italia, con ogni consequenziale provvedimento. La cancellazione dall'anagrafe della popolazione residente e l'iscrizione nell'AIRE non sono elementi sufficienti a determinare l'esclusione della residenza fiscale del contribuente nel territorio dello Stato, posto che, al fine di escludere la residenza in Italia, occorreva che il soggetto in questione dimostrasse, di non avere in Italia né la residenza, né il domicilio. Il contribuente ha mantenuto in Italia e, più precisamente, nella città di Latina la generalità dei rapporti, ricompresi quelli di carattere familiare, sociale, morale, oltre a quelli di natura patrimoniale. La locazione di un immobile, poi acquistato, le relative spese condominiali e l'allaccio di utenze, un abbonamento ad una palestra e gli ulteriori esigui elementi forniti dal contribuente non sono bastevoli e quindi sufficienti ad affermare che il contribuente era validamente considerato fiscalmente residente nel Regno Unito.

La difesa e la documentazione allegata dal contribuente non sono in grado di dimostrare come questo abbia trascorso la maggior parte degli anni in oggetto in Italia. La documentazione fornita dalla parte appare, di fatto, inconsistente e comunque non rappresentativa al punto da provare che il contribuente si era realmente trasferito nel Regno Unito, ovvero in grado di avallare la tesi dallo stesso sostenuta e superare le risultanze fornite dall'Ufficio (numerosissime apparizioni televisive e radiofoniche gestite da società italiane; la prevalenza dell'attività artistica esercitata in Italia rispetto a quella svolta nel Regno Unito; l'utilizzo di carte di credito, praticamente quotidiano, per acquisti effettuati in Italia; voli aerei; uso di uno studio di registrazione sito a Milano; notizie stampa; profondi legami familiari testimoniati peraltro dalla ricostruzione dei numerosi viaggi effettuati da e verso Latina; la preminenza dei redditi ritratti dall'attività di artista in Italia rispetto alle dichiarazione dei redditi presentate nel Regno Unito...).Le società estere hanno rappresentato effettivamente meri schermi societari e sono state costituite al solo scopo di far non apparire titolare dei compensi il contribuente; appare del tutto inverosimile che il contribuente possa essere ritenuto quale mero lavoratore dipendente. In definitiva emerge chiaramente l'intento evasivo, consistente nell'aver fittiziamente assunto la residenza fiscale nel Regno Unito, creando una complessa compagine sociale finalizzata a fungere da schermo e favorire l'occultamento in Italia della reale capacità contributiva del contribuente (CTR Roma 21-01-2014 n. 206 sez. 39).

Il trasferimento della residenza anagrafica rappresenta un espediente posto in essere da cittadini italiani che di fatto hanno mantenuto la residenza o il domicilio in Italia.

Prassi

Secondo la circolare n. 304/97 i fenomeni di fittizia emigrazione all’estero coinvolgono principalmente cittadini italiani che svolgono attività artistica, sportiva, professionale o imprenditoriale. Le linee operative dettate dalla circolare agli uffici periferici concernono in concreto le effettive modalità di reperimento delle prove della residenza o del domicilio in Italia e forniscono una serie di indicazioni tipo, non esaustive, sulle indagini da effettuare.

Fra queste si evidenziano:

1) consultare e reperire tutti i documenti e le informazioni utili dall’anagrafe dell’ultimo comune di residenza del soggetto;

2) acquisire copia di tutti gli atti compiuti dal soggetto quali: compravendite, donazioni, costituzioni di società, conferimenti...;

3) esaminare attentamente i rapporti dallo stesso intrattenuti con le controparti degli atti di cui sopra o con i soggetti con esso cointeressati (esempio altri soci);

4) acquisire informazioni di natura finanziaria inerenti ai movimenti di denaro, il luogo di emissione di assegni bancari, gli investimenti effettuati in titoli e obbligazioni italiane, i movimenti di denaro da e per l’estero...

L’attività investigativa deve consentire di reperire elementi di prova dai quali sia possibile desumere l’esistenza di legami familiari o affettivi e più in generale un attaccamento all’Italia da parte del soggetto indagato, l’esistenza nel nostro paese di interessi economici in base ai quali tenere o far rientrare in Italia i proventi delle prestazioni svolte all’estero nonché l’intenzione, anche futura, ad abitare in Italia.

Per questi fini può essere utile anche monitorare costantemente la stampa locale e nazionale, i servizi televisivi e ogni pubblicazione utile a ricavare dichiarazioni del soggetto in esame che possono avvalorare le tesi investigative dell’ufficio.

Alla fine dell’attività investigativa e dall’insieme degli elementi di prova raccolti dovrà emergere una “valutazione d’insieme” circa i molteplici rapporti intrattenuti dal soggetto con l’Italia che consenta di poter stabilire che la sede principale degli affari e degli interessi di quest’ultimo è situata all’interno del territorio dello stato. Utili alla suddetta ricostruzione possono rivelarsi anche il possesso in Italia di beni mobili e immobili, la partecipazioni a riunioni d’affari, l’assunzione di cariche sociali, l’iscrizione a circoli, club e simili, l’organizzazione della propria attività e dei propri impegni direttamente o tramite strutture operanti sul territorio dello stato. Esiste una “lista positiva” attraverso la quale è possibile dimostrare la residenza fiscale in Italia di un soggetto iscritto nell’anagrafe italiana dei residenti all’estero.

Tali fatti sono costituiti, per esempio:

dalla disponibilità di un’abitazione permanente nel territorio italiano ovvero dalla detenzione all’interno della stessa di documentazione amministrativo contabile afferente la ditta estera;

da linee telefoniche o fax aziendali i cui prefissi telefonici sono collegati con il territorio italiano;

dalla presenza dei propri familiari;

dalla disponibilità di rapporti bancari sui quali sono accreditati i proventi ovunque conseguiti;

dalla titolarità di cariche sociali

Presupposti per il non trasferimento della residenza fiscale all’estero delle persone fisiche

L’art. 2 del T.U.I.R., c.2 2, precisa che “ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle Anagrafi della Popolazione Residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile” . Non è, dunque, il comma 2-bis dell’articolo 2 del T.U.I.R., relativo alla presunzione di residenza sul territorio italiano dei cittadini “emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato1, bensì il comma 2 della predetta norma