Come stabilire se il contribuente persona fisica risiede davvero in Italia o all'estero? Concreti spunti difensivi

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Da molti anni l’Agenzia delle Entrate sviluppa specifiche iniziative volte ad arginare il fenomeno delle fittizie residenze in Paesi a fiscalità privilegiata, cui si collega la sottrazione di materia imponibile da assoggettare a tassazione in Italia. Per l’amministrazione finanziaria la caccia ai cittadini italiani fittiziamente emigrati all’estero costituisce obiettivo rilevante al fine di perseguire, nel concreto, il dettame costituzionale del “concorso di tutti alle spese pubbliche”. La fictio della residenza estera costituisce uno stratagemma che consente a colui che lo ponga in essere di evitare di essere assoggettato a tassazione in Italia sui redditi ovunque prodotti (vd. articolo 23 del TUIR n. 917/86)

Segnalazione dei Comuni

Il decreto fiscale 193/2016, collegato alla legge di bilancio, prevede che i comuni dovranno inviare all’Agenzia delle entrate i dati delle persone che presentano la richiesta d’iscrizione all’Aire; ciò al fine di consentire all’amministrazione finanziaria di formare delle liste selettive «per i controlli relativi ad attività finanziarie e investimenti patrimoniali esteri non dichiarati». I controlli dell’Agenzia delle entrate, pertanto, mireranno a verificare se il soggetto trasferito possa essere comunque considerato residente o domiciliato in Italia tanto da essere considerato debitore d’imposta nello Stato.Tali controlli non riguarderanno solo i soggetti che trasferiranno la propria residenza all’estero dopo la pubblicazione del decreto ma saranno effettuati anche nei confronti delle persone fisiche che hanno richiesto l’iscrizione all’Aire a decorrere dal 1 gennaio 2010. In particolare ,ai fini della formazione delle liste selettive l’Agenzia delle entrate «terrà conto dell’eventuale mancata presentazione delle istanze» di adesione alla Voluntary disclosure (chi non ha aderito alla prima operazione di capitali diventa sospetto).

In buona sostanza, il trasferimento della residenza in altro Stato e la mancata adesione alla procedura di collaborazione volontaria sono considerati dal legislatore indici di pericolosità fiscale tali da rendere necessario l’esercizio dei poteri ispettivi da parte dell’amministrazione finanziaria al fine di accertare l’eventuale omessa tassazione in Italia di capitali detenuti all’estero.

Tassazione

Soltanto i contribuenti che sono considerati come residenti (ai fini fiscali) in Italia, ai sensi dell’art. 2 del T.U.I.R., sono imponibili sull’insieme dei loro redditi, ovunque prodotti nel mondo (collegamento di natura personale).

I soggetti non residenti possono essere tassati soltanto su quegli elementi di reddito (a loro riferibili) prodotti in Italia (collegamento di natura territoriale), ai sensi dell’art. 23 del T.U.I.R.

Talvolta, la residenza viene trasferita in Paesi a bassa o addirittura nulla fiscalità, con l’esclusivo scopo di acquisire un indebito beneficio dal più favorevole regime impositivo dello Stato estero e di sottrarre all’imposizione progressiva in Italia i complessivi redditi ovunque prodotti.

Il contribuente, cancellato dall’anagrafe della popolazione residente e iscritto all’AIRE. ai fini dell’ottenimento di vantaggi fiscali ha solo fittiziamente trasferito all’estero la propria residenza e pertanto può essere ritenuto “fiscalmente residente” in Italia, con ogni consequenziale provvedimento. La cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione nell’AIRE non sono elementi sufficienti a determinare l’esclusione della residenza fiscale del contribuente nel territorio dello Stato, posto che, al fine di escludere la residenza in Italia, occorreva che il soggetto in questione dimostrasse, di non avere in Italia né la residenza, né il domicilio. Il contribuente ha mantenuto in Italia e, più precisamente, nella città di Latina la generalità dei rapporti, ricompresi quelli di carattere familiare, sociale, morale, oltre a quelli di natura patrimoniale. La locazione di un…

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