La Cassazione e il contributo de minimis all’occupazione

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 21 dicembre 2016

analizziamo una recente sentenza della Cassazione che analizza il caso di revoca del contributo erogato a favore delle assunzioni di lavoratori svantaggiati in quanto in contrasto con la regola europea del de minimis

cassazione-corte-2La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11343 del 31.5.2016, ha chiarito la disciplina in tema di de minimis e credito all’occupazione.

Nel caso di specie la Commissione Tributaria Regionale dell'Abruzzo, rigettando l'appello dell'Ufficio e confermando la sentenza di primo grado, aveva affermato l'illegittimità del provvedimento di diniego del credito d'imposta previsto dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 63, c. 1, e dalla legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 7, c. 10, per l'assunzione di lavoratori disoccupati in aree svantaggiate per gli anni 2003/2006, nonché del susseguente provvedimento di revoca parziale del credito medesimo, contestualmente impugnati.

Il recupero del credito d'imposta era stato originato dall'impossibilità di avanzare richiesta per via telematica per più di Euro 100.000, stanti i limiti tecnici d'inserimento dei dati secondo il programma informatico, ragione per cui la società si era risolta a chiedere la differenza con raccomandata con avviso di ricevimento, cui era seguita una comunicazione da parte del C.O.P. (Centro Operativo di Pescara) d'improcedibilità dell'istanza e di revoca del credito richiesto per l'importo eccedente Euro 100.000. Secondo l'ufficio infatti il rinvio dell'art. 63 legge 285/02 all'art. 7, c. 10, legge 388/2000 valeva a porre al contributo il limite massimo di cui alla normativa comunitaria sugli aiuti di Stato c.d. de minimis e cioè quello fissato dall'art. 2 Regolamento CEE 69/01, per l'appunto, in Euro 100.000.

Nel confermare l'accoglimento del ricorso della contribuente, i giudici d'appello avevano tuttavia al riguardo ritenuto, in sintesi, che la citata norma interna di cui all'art. 63 legge 27 dicembre 2002, n. 289, non avesse un chiaro riferimento alla regola de minimis dettata dalla normativa comunitaria e che alla sua applicabilità nel caso concreto non poteva nemmeno giunge