Problemi nell'eseguire il ravvedimento operoso di fronte ad attività di verifica fiscale

Accessi, ispezioni e verifiche fiscali rappresentano le classiche attività di controllo in loco che vengono effettuate da Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza e possono condurre (e solitamente conducono) alla formalizzazione di avvisi di accertamento e rettifiche, nonché di atti, in generale, a contenuto impositivo e sanzionatorio.
Con l’estensione del ravvedimento operoso, questo strumento, originariamente volto alla regolarizzazione di omissioni ed errori da parte dei contribuenti, è stato adattato alle esigenze di chi abbia ricevuto una “visita” da parte dell’amministrazione finanziaria, e, aderendo nella sostanza alla versione dei controllori, intenda chiudere la vertenza assolvendo le imposte e corrispondendo le sanzioni in misura ridotta, oltre agli interessi legali, attualmente molto bassi.
Oltre a poter essere adottato entro un vasto arco temporale a partire dalla commissione della violazione (omissione, errore) da parte del contribuente, l’istituto del ravvedimento può quindi spingersi fino a regolarizzare un comportamento che è già stato oggetto di attività di controllo, con riferimento anche alle ipotesi che in sede di accertamento sarebbero sanzionate ai sensi dell’art. 1, c. 2, del D.Lgs. n. 472/1997 (infedele dichiarazione).
Verifiche
Rispetto a quanto precedentemente previsto per la definizione agevolata del processo verbale di constatazione, il ravvedimento lungo in presenza di attività di controllo non si presenta come la “sanatoria” di un atto, bensì come la possibilità, per il contribuente, di sostituirsi al fisco autoliquidandosi una sanzione ridotta (ad esempio per infedele dichiarazione), presentando contestualmente la dichiarazione integrativa.
La riduzione delle sanzioni può essere variabile, a seconda del tempo in cui interviene il ravvedimento, come verrà più avanti evidenziato.
Per inquadrare correttamente la questione, si ritiene opportuno passare brevemente in rassegna natura, caratteristiche e possibilità delle attività di controllo sopra menzionate.
La verifica è un’attività ispettiva posta in essere dagli uffici fiscali o dalla Guardia di Finanza, finalizzata alla ricostruzione del volume d’affari e dei redditi emergenti in capo al soggetto verificato (impresa o lavoratore autonomo).
Tale attività conduce alla formulazione di una proposta rivolta all’ufficio fiscale territorialmente competente, contenente dei rilievi sulle possibili violazioni delle norme tributarie, nonché le eventuali sanzioni applicabili.
Le verifiche possono essere:

generali;

parziali;

mirate.

Secondo la circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza 15.10.1981, n. 1/205000/221, le verifiche sono “generali” “quando l’intera gestione o attività del periodo preso in esame viene controllata nei riflessi di tutte le norme sulle quali ai militari verificatori compete la vigilanza”, e “parziali” quando l’esame è limitato:

a singoli atti della gestione, o a parte della stessa;

a singoli tributi, o a particolari adempimenti fiscali;

ad aspetti extratributari.

L’accesso è un intervento specifico e non protratto nel tempo, finalizzato all’acquisizione di materiale istruttorio e compiuto a seguito delle ricerche preliminari svolte presso l’ufficio; esso consente di procedere, nei luoghi ove il contribuente svolge la propria attività, a:

ispezioni documentali;

ricerche di atti e documenti;

verifiche;

ogni altra indagine utile ai fini dell’accertamento.

In concreto, la verifica fiscale inizia spesso con l’effettuazione di un accesso preliminare informale presso il soggetto da verificare per concludersi con la stesura del processo verbale di constatazione (pvc).
Successivamente all’accesso, i verificatori richiedono al contribuente, al titolare dello studio, all’amministratore dell’azienda o chi altro lo sostituisca o rappresenta in quel momento, di esibire …

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