Il ravvedimento operoso della dichiarazione nel termine di 90 giorni, entro il 29 dicembre

Il ravvedimento operoso è un istituto concepito per poter sanare, con modesto sacrificio quanto alle sanzioni, dei comportamenti consistenti nella semplice “distrazione” dei contribuenti, ossia nell’effettuazione regolare di adempimenti oltre le scadenze temporali previste.
Rispetto a questa iniziale configurazione, il ravvedimento è via via divenuto, ampliandosi, la soluzione alternativa per poter regolarizzare numerose ipotesi costituenti violazione, anche se ordinariamente rilevabili solo attraverso l’attività di accertamento.
In particolare, le innovazioni che più hanno inciso sull’istituto sono quelle apportate dalla legge 23.12.2014, n. 190 e successivamente, con effetto su tutta la costellazione delle sanzioni amministrative, dal D.Lgs. “sanzioni” n. 158/2015.
Il presente contributo si occupa in particolare delle forme di ravvedimento “brevi” e “medie”, sulla linea delle precisazioni fornite dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 42/E del 2016.
Aspetti generali
Nel quadro della normativa attuale, il ravvedimento, che comporta una sensibile riduzione delle sanzioni associate alle varie violazioni, può avvenire:

entro i limiti concessi all’amministrazione finanziaria per le attività di accertamento, anche unitamente alla presentazione di una dichiarazione integrativa a sfavore;

per i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, anche in presenza di attività di controllo fiscale, essendo precluso solo dalla notifica dell’atto impositivo o dell’avviso bonario.

In caso di dichiarazione integrativa i termini di decadenza per la notifica degli atti impositivi decorrono dalla data di presentazione di tale dichiarazione.
Il nuovo ravvedimento operoso consente in pratica di definire i comportamenti che costituiscono violazione secondo le disposizioni tributarie senza incorrere nelle pesanti conseguenze dell’attività di accertamento, assolvendo sanzioni ridotte che aumentano progressivamente a partire dal primo giorno successivo alla scadenza del termine.
Le fattispecie regolarizzabili sono includibili sia tra le ipotesi che l’amministrazione finanziaria può ordinariamente rilevare attraverso la liquidazione e il controllo formale delle dichiarazioni, sia tra quelle che possono essere contestate solo con un formale procedimento di accertamento. In linea generale, si evidenzia che le prime fattispecie sono di riscontro abbastanza semplice e si concretizzano in dimenticanze, errori, omissioni, mentre le seconde comportano un vero e proprio disallineamento tra la situazione dichiarata dai contribuenti e quella che si sarebbe dovuta dichiarare nel caso in cui fossero state seguite le prescrizioni normative secondo l’interpretazione del fisco.
Indirizzo delle Entrate
Gli aspetti innovativi delle modifiche all’istituto del ravvedimento sono state oggetto della recente circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 23/E del 9.6.2015.
In particolare, con riguardo al ravvedimento di cui alla lettera a–bis dell’articolo 13 (violazioni regolarizzabili entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione), è stato chiarito che la regolarizzazione entro i primi 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione riguarda le sole violazioni commesse mediante la presentazione della dichiarazione, ossia le violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni, disciplinate dall’art. 8 del D.Lgs. 18.12.1997, n. 471.
Con riferimento a tali violazioni, le ultime modifiche introdotte, a decorrere dall’1 gennaio 2016, dal decreto sanzioni (D.Lgs. n. 158/2015) rappresentano un mero intervento correttivo sulla lettera a) – bis, in linea con l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, volto a superare definitivamente i dubbi che erano sorti dalla formulazione della disposizione.
Le violazioni diverse da quelle commesse mediante la dichiarazione possono, invece, essere …

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