Il fisco può verificare sul posto se l’immobile è di lusso

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 7 luglio 2016

il Fisco può richiedere l'accesso all'abitazione del contribuente per verificare dal vivo se l'immobile acquistato con le agevolazioni prima casa ricade nelle casistiche di immobile di lusso

villaCon la sentenza n. 13145 del 24 giugno 2016 (ud. 8 giugno 2016) la Corte di Cassazione, nell’affrontare ancora una volta la problematica dell’agevolazione prima casa di lusso, nel vecchio regime, esamina, per la prima volta, la questione dei poteri di controllo esterni in materia di imposta di registro.

La sentenza

In apertura, la Corte prende atto della difficoltà interpretativa della norma e dell’assenza di precedenti.

La disciplina degli accessi contenuta nell'art. 52 D.P.R. n. 633/72, “cui finisce per rimandare il doppio rinvio ex art. 53 bis D.P.R. n. 131 cit. e art. 33, comma 1, D.P.R. n. 600 cit., non si presenta all'evidenza del tutto compatibile con la disciplina dell'accertamento dell'imposta di registro. E, in particolare, perchè soggetti all'imposta di registro non sono sempre e soltanto imprenditori e professionisti a cui specificatamente si rivolge invece la disciplina degli accessi contenuta nell'art. 52 D.P.R. n. 633 cit..

Di fatto, le soluzioni sono due: o ritenere possibili gli accessi predisposti all'accertamento dell'imposta di registro, soltanto nei confronti di imprese e professionisti aventi partita IVA, oppure verificare se e in quale misura l'art. 52 D.P.R. n. 633 cit. contenga disposizioni compatibili con un accesso predisposto all'accertamento dell'imposta di registro nei confronti di chi non è imprenditore o professionista.

La Corte “ritiene che debba essere innanzitutto valorizzata la chiara intenzione del legislatore di estendere i poteri d'accesso anche nei confronti di chi non è imprenditore o professionista soggetto IVA. Un'intenzione che per es. emerge con una qualche certezza dalla considerazione che già l'art. 51, comma 4, D.P.R. n. 131 cit. ammetteva gli accessi in azienda, con la conseguente illazione secondo cui la aggiuntiva previsione di cui all'art. 53 bis D.P.R. n. 131 cit. non può che essere spiegata con la volontà legislativa di generalizzare il potere di accesso in discussione. E a tal riguardo l'unica disposizione che si presenta compatibile con l'accesso strumentale all'accertamento dell'imposta di registro nei confronti di chi non è soggetto IVA, deve essere rinvenuta nell'art. 52, comma 2, D.P.R. n. 633 cit. che permette di effettuare accessi anche in private abitazioni 'previa autorizzazione del procuratore della Repubblica, soltanto in caso di gravi indizi di violazioni' fiscali”.

In ordine alla questione se l’immobile possa essere considerato di lusso o meno, la Corte ribadisce che la questione della "abitabilità" dei vani non incide su quella della "superficie utile complessiva", in base alla quale devesi stabilire se un'abitazione sia o no di lusso ai sensi dell'art. 6 D.M. del 1969 cit, ed essendo unicamente rilevante quello della sua "utilizzabilità" e “come in effetti è stato correttamente statuito dalla CTR quando quest'ultima ha fatto riferimento alla semplice 'utilizzazione, di spazi dichiarati come accessori, che erano di fatto abitati e assimilabile agli altri vani principali dell'abitazione' (Cass. sez. trib. n. 1173 del 2016; Cass. Sez. trib. n. 25674 del 2013)”.

La norma

L’art. 53-bis, del D.P.R. n. 131/86, ha esteso al comparto registro i poteri propri delle imposte sui redditi e dell’Iva. In pratica, le attribuzioni ed i poteri di cui agli artt. 31 e ss. de D.P.R. n. 600/73 possono essere esercitati anche ai fini dell’imposta di registro, nonché delle imposte ipotecaria e catastale.

Sul punto, la circolare n. 6/E del 6 febbraio 2007 (p. 2.2), peraltro citata e interpretata dalla Cassazione, rileva che “l'innovazione in esame consente ai funzionari dell'Amministrazione Finanziaria, muniti di apposita autorizzazione, di eseguire accessi, ispezioni e verifiche presso i luoghi ove viene esercitata un'attività commerciale, agricola, artistica o professionale, quando l'attività stessa abbia riflessi sull'imposta di registro”.

Ma a nostro avviso, come peraltro evidenziato nella stessa circolare citata, l'accesso in luoghi diversi da quelli indicati sopra può essere sempre eseguito, previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica, in caso di gravi indizi di violazione della normativa che disciplina i tributi in argomento (e come vedremo nel prosieguo ribadito nella circolare n. 16/2016).

La materia dei controlli ai fini del registro oggi è sotto i riflettori. Sul punto, la citata circolare n. 16/2016, con la quale sono stati diramati gli indirizzi operativi per il corrente anno, ha invitato gli uffici operativi a prestare particolare attenzione alla fase della selezione degli atti da sottoporre a controllo concentrando, in tal modo, le risorse disponibili sulle fattispecie con significativi ed elevati profili di rischio ed incontrovertibilmente interessanti, sia dal punto di vista della proficuità che della sostenibilità della pretesa tributaria.

A tal fine, con riferimento agli atti aventi ad oggetto immobili, segnala l’opportunità per i responsabili delle Direzioni provinciali di coinvolgere gli Uffici Provinciali-Territorio (oggi incardinati nell’ambito delle DP delle Entrate) nella delicata fase degli atti da sottoporre a controllo, “mediante la costituzione di appositi gruppi di lavoro, che facilitino lo scambio di informazioni e permettano l