La falcidiabilità dell’IVA e delle ritenute nelle procedure concorsuali

di Gianfranco Benvenuto

Pubblicato il 29 giugno 2016

gli aspetti pratici (per i professionisti che assistono le aziende in fase pre-concorsuale) della sentenza della Corte di giustizia che ammette la falcidiabilità dell'IVA e delle ritenute nelle procedure di concordato

sul-filo-immagineSono trascorsi solo un paio di mesi da che la Corte di Giustizia Europea ha sdoganato la falcidiabilità dell’IVA nei concordati preventivi e le conseguenze non hanno mancato di mostrarsi nei tribunali.

Per mettere a fuoco la questione è utile individuarne i punti cardinali.

L’art. 182 ter L.F. (nella originaria versione del D.Lgs 9/1/2006 n 5) che istituiva la transazione fiscale, disponeva che, con riferimento ai “tributi costituenti risorse proprie della U.E.”, la proposta del debitore non potesse offrirne il pagamento parziale.

All’indomani dell’introduzione di tale norma in dottrina e giurisprudenza si apriva il dibattito sul tema se: i) l’IVA fosse ricompresa nel divieto di falcidia

e se

ii) il divieto operasse nell’ambito della sola transazione fiscale.

Con il D.L. 29/11/2008 n 185 (art 32) il legislatore ha troncato ogni discussione sul primo corno del dilemma introducendo, nell’art 182 ter l.f., l’espresso riferimento dell’IVA a cui “la proposta può prevedere solo la dilazione dei pagamenti” ma non la loro decurtazione.

la Cassazione, con le famose “sentenze gemelle” nn. 22931 e 22932 del 4/11/2011, ha poi sciolto anche il secondo corno del dilemma, affermando che la norma non ha una portata limitata allo specifico procedimento di transazione fiscale, ma è estesa a tutte le domande di concordato preventivo per via del fatto che l’IVA è tributo di interesse comunitari