Statuto del contribuente: per i controlli a tavolino non esiste obbligo di contraddittorio

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 10 maggio 2016

obbligo di contraddittorio si, no o forse? Il caso dell'accertamento "a tavolino" e le casistiche in cui il contraddittorio è obbligatorio a seconda che il tributo sia armonizzato o non armonizzato (relativamente alla normativa europea)

Con l’ordinanza 12 aprile 2016, n. 7137 la Corte di Cassazione ha confermato che le garanzie procedimentali di cui all’art. 12, c.a 7, della L. n. 212/2000 non sussistono per i cd. “accertamenti a tavolino”, ritenendo così non applicabile l’osservanza del termine dilatorio di sessanta giorni.

I principi affermati 

E’ vero che, come già statuito da questa Corte, "in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l'art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212 deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l'emanazione dell'avviso di accertamento - termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un'ispezione o una verifica nei locali destinati all'esercizio dell'attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni - determina di per se, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell'atto impositivo emesso 'ante tempus', poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva" (Cass. sez. unite n. 18184/2013).

Come evidenziato dalla Cassazione a SS.UU., sentenza n. 24823/2015, il dato testuale dell’art. 12, c. 7, L. 212/2000, univocamente tendente alla limitazione della garanzia del contradditorio procedimentale alle sole "verifiche in loco", è da ritenersi "non irragionevole", in quanto giustificato dalla peculiarità stessa di tali verifiche, "caratterizzate dall’autoritativa intromissione dell’Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca di elementi valutativi a lui sfavorevoli, peculiarità che giustifica, quale controbilanciamento, il contradditorio al fine di correggere, adeguare e chiarire, nell’interesse del contribuente e della stessa Amministrazione, gli elementi acquisiti presso i locali aziendali"; siffatta peculiarità, differenziando le due ipotesi di verifica ("in loco" o "a tavolino"), giustifica e rende non irragionevole il differente trattamento normativo delle stesse, con conseguente manifesta infondatezza della sollevata questione di costituzionalità con riferimento agli artt. 3 e 97 Cost..

Brevi note

Con l’ordinanza n.5362 del 17 marzo 2016, la Corte di Cassazione nel confermare (richiamando il pro