IRAP senza raddoppio dei termini

di Luca Bianchi Roberto Pasquini

Pubblicato il 30 marzo 2016

la disciplina del raddoppio dei termini (derivante dalla contestazione di reati trbutari) non si applica agli accertamenti relativi all’IRAP, parola di Cassazione

Con la sentenza n. 4775 dell’11 marzo 2016, in maniera sintetica, la Corte di Cassazione ha affermato che “la disciplina introdotta dall’art.37 del DL n. 233/2006, come successivamente convertito, non si applica agli accertamenti relativi all’IRAP”.

Nota

L'art. 37 del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, commi da 24 a 26, ha modificato, sia ai fini delle imposte sul reddito che ai fini IVA, la disciplina dei termini per l'attività di accertamento prevista, rispettivamente, all'art. 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e all'art. 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, raddoppiando la durata dell'ordinario termine decadenziale per l'attività di accertamento, in presenza di violazioni che comportino l'obbligo di denuncia, ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dal D.Lgs n. 74 del 2000.

Avevamo sempre ritenuto che l’Irap fosse fuori dal campo penale e oggi la Cassazione in maniera sicuramente sbrigativa, appena due righe (probabilmente perché data per sc