Cessione di azienda e determinazione della plusvalenza accertabile

Premessa generale
Come noto è prassi abbastanza frequente da parte dell’Amministrazione finanziaria procedere ad un accertamento utilizzando il valore accertato ai fini dell’imposta di registro anche ai fini del calcolo della plusvalenza da dichiarare dal contribuente ai fini fiscali.
Il Decreto Legislativo n. 147/2015 ha tuttavia messo un freno a tale orientamento, stabilendo che il maggior valore accertato, dichiarato o definito ai fini delle imposte di registro/ipocatastali, di per sé non è sufficiente a far presumere un maggior corrispettivo ai fini delle imposte dirette, rendendo invece necessario fornire ulteriori elementi di prova a carico dell’ufficio.
LA PRASSI DEGLI UFFICI IN OCCASIONE DI CESSIONI DI AZIENDA E CESSIONI DI IMMOBILI
Come detto, nel caso di cessione d’azienda l’Ufficio usava contestare al contribuente la valutazione dell’avviamento dichiarato ai fini del calcolo dell’imposta di registro e, in un secondo momento, tale importo veniva utilizzato per accertare la plusvalenza utile ai fini fiscali, soprattutto a seguito della possibile adesione all’accertamento (per il registro) di una delle parti.
In pratica in tali situazioni l’Ufficio, entro il termine di decadenza biennale di cui all’art. 6 del DPR 131/86, provvede alla richiesta della maggiore imposta (che, si rammenta, pur essendo a carico dell’acquirente, può essere richiesta ad entrambe le parti in quanto in materia vige il principio della responsabilità solidale delle parti), poi successivamente, entro il termine di decadenza del quarto anno successivo alla presentazione della dichiarazione del periodo in cui è intervenuta la cessione, provvede ad emettere accertamento ai fini delle Imposte dirette per maggior avviamento.
Tale prassi finora è stata avallata anche dalla prevalente giurisprudenza che ammetteva l’ufficio a presumere quale corrispettivo pattuito della cessione il valore definito ai fini del registro anche facendo ricorso ad elementi indiziari, salva la possibilità di fornire la prova contraria da parte del contribuente (inversione dell’onere della prova!) .
Siffatta modalità operativa viene utilizzata dagli uffici anche in occasione di cessioni di immobili e, a tale proposito, risulta utile ricordare come la prassi prevedeva, in caso di differenza tra il valore dichiarato ai fini del registro e quello dichiarato in atto, una sorta di possibile accertamento nei confronti del contribuente (anche se limitato dalle disposizioni di cui alla legge 88/2009 che ha vietato l’applicazione di un analogo automatismo accertativo derivante dall’applicazione dei valori OMI degli immobili).

Nota: ai fini del controllo del corrispettivo, in materia di cessione di fabbricati e terreni, l’infedeltà del corrispettivo dichiarato deve essere sostenuta, oltre che dal mero riferimento allo scostamento dello stesso rispetto al prezzo mediamente praticato per immobili della stessa specie o similari, anche da ulteriori elementi presuntivi idonei ad integrare la prova della pretesa (prezzi che emergono dagli accertamenti effettuati con la ricostruzione dei ricavi sulla base delle risultanze delle indagini finanziarie; prezzi che emergono da precedenti atti di compravendita del medesimo immobile o similari).

Si rammenta infine che nei casi di specie anche la prova contraria che il contribuente poteva esibire all’amministrazione era di difficile dimostrazione in quanto: “l’orientamento della giurisprudenza non considerava utili nemmeno gli estratti conti, i bonifici o l’ammontare del finanziamento contratto dall’acquirente“ al fine di superare la presunzione operata dall’Ufficio.
ALCUNE SENTENZE DELLA CASSAZIONE PER VALUTARE L’ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA PRIMA DEL DECRETO INTERNAZIONALIZZAZIONE
Cassazione sent. n. 25290/2014: non sono idonei a tal fine i bonifici attestanti il pagamento del corrispettivo indicato nell’atto e un contratto di finanziamento. Pur non sussistendo un’automatica …

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it