Cessione di azienda e determinazione della plusvalenza accertabile

di Celeste Vivenzi

Pubblicato il 25 gennaio 2016

il valore di un'azienda determinato ai fini della tassazione per l'imposta di registro non ha valore ai fini delle imposte dirette

Premessa generale

Come noto è prassi abbastanza frequente da parte dell'Amministrazione finanziaria procedere ad un accertamento utilizzando il valore accertato ai fini dell'imposta di registro anche ai fini del calcolo della plusvalenza da dichiarare dal contribuente ai fini fiscali.

Il Decreto Legislativo n. 147/2015 ha tuttavia messo un freno a tale orientamento, stabilendo che il maggior valore accertato, dichiarato o definito ai fini delle imposte di registro/ipocatastali, di per sé non è sufficiente a far presumere un maggior corrispettivo ai fini delle imposte dirette, rendendo invece necessario fornire ulteriori elementi di prova a carico dell'ufficio.

LA PRASSI DEGLI UFFICI IN OCCASIONE DI CESSIONI DI AZIENDA E CESSIONI DI IMMOBILI

Come detto, nel caso di cessione d'azienda l'Ufficio usava contestare al contribuente la valutazione dell'avviamento dichiarato ai fini del calcolo dell'imposta di registro e, in un secondo momento, tale importo veniva utilizzato per accertare la plusvalenza utile ai fini fiscali, soprattutto a seguito della possibile adesione all'accertamento (per il registro) di una delle parti.

In pratica in tali situazioni l’Ufficio, entro il termine di decadenza biennale di cui all'art. 6 del DPR 131/86, provvede alla richiesta della maggiore imposta (che, si rammenta, pur essendo a carico dell'acquirente, può essere richiesta ad entrambe le parti in quanto in materia vige il principio della responsabilità solidale delle parti), poi successivamente, entro il termine