Le metodologie di controllo antiriciclaggio presso gli studi professionali

di Antonino Pernice

Pubblicato il 26 novembre 2015

puntiamo il mouse su un argomento molto sentito dai liberi professionisti: quello dei controlli sulla gestione antiriciclaggio; in questo articolo evidenziamo le linee guida della Guardia di Finanza per tale tipologia di controlli

1. PREMESSA

Tempo addietro la G.D.F., con la circolare n. 83607 del 19.3.2012, ha fornito istruzioni ai propri uffici riguardo ai controlli antiriciclaggio sui professionisti giuridico/contabili.

In particolare, le istruzioni prevedono:

  • controlli di campionamento delle operazioni e prestazioni professionali da verificare;

  • richiesta dell’elenco dei clienti al fine di esaminare le operazioni con i clienti che risultano maggiormente ricorrenti o non operanti nella zona di competenza del professionista, per operazioni di importo significativo.

Le metodologie di controllo della GDF, in materia antiriciclaggio, in linea di massima, sotto il profilo procedurale, non si discostano molto dalla metodologia tipica delle verifiche fiscali.

2. ORGANISMI CHE POSSONO EFFETTUARE I CONTROLLI AI FINI ANTIRICICLAGGIO

Secondo l’art. 53, d.lgs. 231/2007, i controlli sono effettuati in collaborazione da diversi organismi istituzionali:

  • DIA e Nucleo speciale di polizia valutaria GDF e Reparti territoriali del Corpo sub delegati;

  • Collegi e ordini professionalisui professionisti indicati nell'articolo 12, comma 1, lettere a - c;

  • UIF con riguardo alle segnalazioni di operazioni sospette e ai casi di omessa segnalazione di operazione sospetta;

  • Autorità di vigilanza di settore(B.I., Isvap, Consob) nei confronti delle soggetti esercenti attività finanziari e società di revisione.

Il Nucleo speciale polizia valutaria della G.D.F. ha competenza esclusiva sui seguenti soggetti:

  • operatori finanziari e professionisti indicati nell’art.12;

  • esercenti attività di commercio di oro per finalità industriali o di investimento;

  • esercenti fabbricazione e commercio di oggetti preziosi;

  • esercenti commercio di cose antiche;

  • esercenti case d’asta;

  • uffici della PA;

  • società fiduciarie;

  • confidi;

  • ogni altro soggetto che rende servizi professionali in materia di contabilità e tributi, revisori legali, recupero crediti C/terzi, custodia e trasporto denaro contante, gestione case da gioco, agenzie immobiliari, agenzie giochi e scommesse.

Inoltre, ha competenza concorrente:

  • con gli ordini professionali nei confronti degli iscritti agli albi professionali, notai e avvocati quando in nome o per conto dei clienti compiono operazioni di natura finanziaria o immobiliare, apertura di conti o di gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli;

  • con la Banca d'Italia nei confronti degli intermediari finanziari.

3. ATTIVITA’ ISPETTIVA

L’attività ispettiva è un’attività di polizia amministrativa volta ad:

  • accertare il corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio e le eventuali violazioni am.ve e/o penali;

  • contrastare il riciclaggio dei proventi illeciti (per la commissione dei reati ex artt.648vis e 648 ter c.p.) e il finanziamento del terrorismo (per la commissione dei reati ex art.270 bis e 270 quinquies c.p.);

  • ha carattere di flessibilità essendo calibrata in relazione alle dimensioni del soggetto da controllare e in relazione agli approfondimenti necessari sulla base degli input di controllo in possesso del Reparto operante;

  • è svolta secondo i generali canonidi legalità, trasparenza, efficacia e efficienza dell’azione am.va;

  • è eseguita in forza dei poteri di polizia economica e finanziaria di cui art.2, D.lgs. 68/2001, di polizia valutaria di cui DPR 148/88, di accesso all’Archivio dei rapporti finanziari di cui art.37, comma 4, D.L. 223/06.

L’attività ispettiva si classifica come:

  • ispezione, consiste nell’analisi approfondita della posizione del soggetto da controllare;

  • controllo, consiste nel riscontro di uno o più atti di gestione per la verifica degli adempimenti di carattere meramente formale:

. istituzione archivio unico informatico o del registro clientela;

. adeguata verifica clientela (identificazione del cliente e del titolare effettivo);

. registrazione e conservazione dei dati;

. segnalazione delle operazioni sospette all’UIF;

. comunicazione infrazioni amministrative al MEF.

L’attività ispettiva, in base alla sede ed il volume d’affari/ricavi/compensi del soggetto da controllare, è ripartita fra il Nucleo speciale di polizia valutaria e altri Reparti territoriali del Corpo muniti di delega. In linea di massima, i criteri di suddivisione della competenza sono gli stessi adottati per le verifiche fiscali.

L’attività ispettiva può essere:

  • programmata,soltanto per le ispezioni, mediante la quale viene formalizzata la scelta dei soggetti da controllare. Una volta approvata, in linea generale, vincola il reparto, senza escludere che possa essere successivamente modificata o integrata in base a motivate ragioni;

  • extra-programma, nei confronti dei soggetti, non inseriti nel piano approvato, per i quali sussistono segnalazioni e/o emergenze urgenti ed improcrastinabili.

La pianificazione avviene sulla base degli input informativi, delle segnalazioni di operazioni sospette, delle risultanze di pregresse indagini di P.G., di esiti di altre attività di controllo e verifica fiscale, di precedenti dell’A.T., dell’archivio SDI delle forze di polizia, dalla banca dati STAT della GDF.

4. FONTI DA CUI PROMANA L’ATTIVITA’ ISPETTIVA

L’attività di accertamento sia ai fini antiriciclaggio sia ai fini fiscali può scaturire dalla conoscenza, da parte dell’A.F. di notizie ed elementi specifici con particolare valore di prova, legittimamente ottenuti mediante:

  • poteri istruttori conferiti per legge;

  • dichiarazioni dei redditi presentate;

  • liquidazione automatizzata delle imposte (riguarda la totalità dei contribuenti).

  • controlli di merito che sono eseguiti nei confronti di un numero minore di soggetti;

  • presunzioni di legge;

  • controlli a sorteggio;

  • liste selettive. Sono degli elenchi di contribuenti redatti dal Centro informativo dell’A.T. secondo criteri stabiliti con apposito decreto ministeriale. In pratica nella lista entrano i soggetti segnalati per situazioni anomale: incongruenza fra rimanenze iniziali e finali, perdite protratte per più anni, riscontro di redditi non dichiarati (es. redditi di locazione);

  • anagrafe dei C/C. Dal 2012 le banche hanno l’obbligo di comunicare all’A.T. i dati di tutti i rapporti finanziari (dei C/C, carte di credito e di debito, libretti postali, conti di deposito, cassette di sicurezza, compravendite di oro e preziosi, operazioni fuori conto). Una volta dentro, il controllo potrà prendere pieghe inattese e estendersi anche a redditi e situazioni non inclusi nelle liste selettive;

  • accesso all’anagrafe dei conti per esercitare tutti i poteri previsti dalla normativa antiriciclaggio, per l’esecuzione di analisi, ispezioni e controlli sull’impiego di risorse del bilancio dello Stato, Regioni, Enti locali e dell’U.E.;

  • spesometro. Strumento che consente di controllare tutti i consumi dei contribuenti superiori a una certa soglia. Vi confluiscono le spese certe documentate da acquisti documentati che finiscono nel paniere dei consumi; assicurazioni, finanziamenti, spese mediche, contributi previdenziali. Vi confluiscono spese presunte come consumi di energia elettrica, spazzatura, etc.;

  • tracciabilità dei pagamenti che vieta l’utilizzo del contante per spese superiori a 999 euro. Il fisco preferisce ora basare l’accertamento non in base al criterio del reddito entrata ma in base criterio del reddito uscito, cioè in base ai soldi spesi. Se tra il reddito dichiarato e quello speso vi è evidente sproporzione (superiore al 20%) allora il fisco inserisce il soggetto nella black list (liste selettive) e gli chiede chiarimenti. In questa sede scatta l’inversione dell’onere della prova: il contribuente deve dimostrare di aver reperito i redditi in modo