La donazione dell’immobile sorregge la legittimità del sequestro preventivo

 

Con la sentenza n.39832 del 2 ottobre 2015, la Corte di Cassazione ritorna ad affrontare le problematiche legate alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, spesso legate naturalmente al sequestro preventivo disposto dal giudice.

Il caso

Rileva la Corte che l’ordinanza impugnata ha chiarito le ragioni per le quali “la donazione degli immobili presenti, sotto il profilo del fumus commissi delicti, di per sé sufficiente a sorreggere la legittimità del provvedimento cautelare disposto, carattere fraudolento e/o simulato evidenziando, in particolare, la ricorrenza di una serie di elementi quali la natura gratuita del negozio, la circostanza che G.D. si sia di fatto con tale atto spogliato dell’intero suo patrimonio immobiliare atteso che i due beni residuati sarebbero di valore commerciale pressoché nullo, la circostanza che il donatario non avesse necessità degli immobili ricevuti, essendo egli già in possesso di appartamento in Tortoli, la circostanza che lo stesso G.D. continuerebbe ad avere il possesso dell’immobile in via (…) ivi esercitando tra l’altro la propria attività professionale e, infine, la intervenuta conclusione della donazione in data 07/02/2013, ovvero a meno di due mesi dal deposito della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Nuoro n. 193 del 2012 di conferma in larga misura degli esiti dell’accertamento tributario di debiti di imposta per sottrarsi ai quali sarebbe intervenuto l’atto donativo”.

L’ordinanza, inoltre, ha evidenziato la non rilevanza delle ragioni addotte dai ricorrenti, “nel senso della natura effettiva dell’atto posto in essere e ricollegate alla necessità, più volte ricordata in ricorso, di usufruire di una imposizione Iva agevolata al 4% per l’acquisto di un immobile sito in Cagliari (ciò che non sarebbe stato possibile se non cedendo gli altri beni), chiarendo come tale assunto risulti contrastato dal fatto che detto acquisto non si sia ancora tradotto, a distanza di ben tre anni dal preliminare, in un atto definitivo; né l’ordinanza ha tralasciato di considerare le ulteriori argomentazioni dei ricorrenti, volte ad assumere l’inesistenza dei debiti tributari posti a monte anche in forza di nullità che investirebbero i relativi atti di accertamento, valutando correttamente (anche alla luce della natura di reato di pericolo dell’addebito ex art. 11 cit. più volte puntualizzata da questa Corte da ultimo, Sez. 3, n.36290 del 18/05/2011, Cualbu, Rv.251076) la non necessità, ai fini della configurabilità del fumus, di un accertamento definitivo o di una compiuta attività di verifica (cfr. Sez. 3, n. 39079 del 09/04/2013, Barei ed altro, Rv. 256376)”.

Brevi riflessioni

Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, disciplinato dall’art. 11 del D.Lgs. n. 74 del 2000 – non oggetto di modifiche da parte del D.Lgs.n.158/2015, di riforma delle sanzioni, punisce, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da 6 mesi a 4 anni colui il quale, al fine di sottrarsi al pagamento delle Imposte Dirette o dell’IVA ovvero di interessi o sanzioni relative a dette imposte, di ammontare complessivo superiore a € 51.645, alieni simulatamente o compia altri atti fraudolenti sui propri o altrui beni, idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione.

Il D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, conv. con modif. dalla L. n. 122 del 29.7.2010, ha così modificato la norma: “è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l’ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un…

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