Il valore definito ai fini dell’imposta di registro non vale più come presunzione ai fini delle imposte dirette

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 20 ottobre 2015

il Decreto sulla internazionalizzazione delle imprese nasconde una norma a favore dei contribuenti: per le cessioni di immobili e di azienda, nonché per la costituzione ed il trasferimento di diritti reali sugli stessi, non è possibile presumere un corrispettivo maggiore soltanto sulla base del valore, anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro

La giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, aveva fino ad oggi affermato l’idoneità del valore resosi definitivo ai fini dell’imposta di registro apresumere l’esistenza di un maggior corrispettivo e, pertanto, procedere alla rettifica della plusvalenza nell’ambito delle imposte sui redditi.

Ancora oggi la Commissione Tributaria Regionale della Toscana, con la sentenza n. 1622/16/15 del 28 settembre 2015 ha confermato tale impostazione, affermando però, erroneamente, che, a conferma di tale decisione, si poteva richiamare il fatto che la proposta di previsione normativa, che escludeva tale automatico effetto, non era poi stata tradotta in sede di approvazione del decreto legislativo, restando dunque a carico del contribuente l’onere di superare la presunzione di corrispondenza tra il valore di mercato e il prezzo.

La tesi contraria a tale presunzione, si basava in particolare sull’assunto che il presupposto impositivo ai fini dell’imposta di registro fosse in realtà del tutto diverso rispetto a quanto stabilito ai fini delle imposte sui redditi, laddove l’art. 51 del D.P.R. n. 131/1986 stabilisce che, ai fini dell’imposta di registro, la base imponibile è rappresentata dal valore venale in comune commercio, mentre, ai fini delle imposte sui redditi, l’art. 68 del Tuir stabilisce che la plusvalenza è costituita dalla differenza tra i corrispettivi percepiti nel periodo d’imposta ed il prezzo di acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo.

Considerata tale diversità di presupposti, la definizione di un accertamento ai fini dell’imposta di registro non avrebbe dunque dovuto avere automatica efficacia ai fini di un accerta