Congruità e coerenza con le risultanze degli studi di settore: l’accesso al regime premiale

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 1 agosto 2015

i contribuenti congrui e coerenti che accedono al regime premiale per gli studi di settore godono di notevoli vantaggi in fase di accertamento e controllo: le regole di vantaggio per Unico 2015

Aspetti generali

Come è noto, gli studi di settore costituiscono un meccanismo mediante il quale l’impianto presuntivo delle ricostruzioni poste in essere dagli uffici finanziari viene formalizzato tramite un software (GERICO) messo a disposizione dei contribuenti.

La possibilità di utilizzare questo strumento è stata nel corso del tempo via via messa a punto e sottoposta a vincoli in quanto - evidentemente - la capacità contributiva di un'impresa o di un'attività professionale non può essere facilmente sintetizzata attraverso un automatismo.

Il fondamento giuridico per procedere il sede di accertamento attraverso gli studi di settore, in una cornice di tipo analitico-induttivo, è rappresentato dall'art. 62-sexies, terzo comma, del D.L. 30.8.1993, n. 331, convertito con modificazioni dalla L. 29.10.1993, n. 427.

In virtù di tale norma e delle disposizioni introdotte con l’art. 10 della L. 8.5.1998 n. 146, è stato possibile utilizzare gli «studi» come supporto alle ricostruzioni presuntive dei ricavi o compensi dei contribuenti.

In presenza di determinate condizioni, nel 2011 i contribuenti sono ammessi a un regime premiale nel caso in cui si adeguino alle risultanze degli studi. Un recente provvedimento dell'Agenzia delle Entrate fissa condizioni ed effetti dell'accesso a tale regime con specifico riferimento al periodo di imposta 2014.



Le innovazioni del 2011

L'art. 10, nono comma, del D.L. 6.12.2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla L. 23.12.2011, n. 214, ha previsto particolari vantaggi per i contribuenti che dichiarano, anche per effetto dell'adeguamento, ricavi o compensi pari o superiori a quelli risultanti dell'applicazione degli studi; nei confronti di questi soggetti:

  • sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui all'art. 39, primo comma, lettera d), secondo periodo, del D.P.R. n. 600/1973, e all'art. 54, secondo comma, ultimo periodo, del D.P.R. n. 633/1972 (si tratta degli accertamenti di tipo analitico-induttivo);

  • sono ridotti di un anno i termini di decadenza per l'attività di accertamento previsti dall'art. 43, primo comma, del D.P.R. n. 600/1973, e dall'articolo 57, primo comma, del D.P.R. n. 633/1972; la disposizione non si applica in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'art. 331 del codice di procedura penale per reati di tipo tributario (in tali ipotesi, in generale, opera invece il raddoppio dei termini per l'accertamento);

  • la determinazione sintetica del reddito complessivo di cui all'art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un terzo (e non del 20%, come nei casi ordinari) quello dichiarato.

In buona sostanza, si tratta di disposizioni che attenuano il regime di accertamento, inibiscono l'applicazione degli accertamenti di tipo presuntivo, e riducono i termini per le rettifiche, in una situazione in cui – dichiarando un maggior ammontare rispetto a quanto già previsto in base a uno strumento presuntivo (gli studi di settore, appunto) – i contribuenti si pongono in qualche modo già «al di là» dell'attività di accertamento.

Il successivo decimo comma dell'art. 10 dispone che le previsioni del richiamato nono comma operano a condizione che:

  • il contribuente abbia regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, indicando fedelmente tutti i dati previsti;

  • sulla base di tali dati rilevanti la posizione del contribuente risulti coerente con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione dello studio di settore o degli studi di settore applicabili.

L'undicesimo comma aggiunge che, con riguardo ai contribuenti soggetti agli studi di settore, per i quali non si rende applicabile la disposizione di cui al nono comma (cioè dei soggetti che non sono congrui e coerenti, evidenziando ricavi o compensi inferiori rispetto a quanto determinabile sulla base degli strumenti presuntivi, l'Agenzia delle entrate e la G.d.F. «destinano parte della capacità operativa alla effettuazione di specifici piani di controllo, articolati su tutto il territorio in modo proporzionato alla numerosità dei contribuenti interessati e basati su specifiche analisi del rischio di evasione che tengano anche conto delle informazioni presenti nella apposita sezione dell'anagrafe tributaria di cui all'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605» (c.d. anagrafe dei rapporti).

Nei confronti dei contribuenti che dichiarano ricavi o compensi inferiori a quelli risultanti dall'applicazione degli studi di settore e che sono incoerenti con gli specifici indicatori previsti, i controlli sono svolti prioritariamente con l'utilizzo dei poteri istruttori riconosciuti agli uffici e alla G.d.F. in materia di indagini di tipo bancario/finanziario.

Il dodicesimo comma stabilisce inoltre l'abrogazione del comma 4-bis dell'art. 10 e dell'art. 10-ter della L. 8.5.1998, n. 146.

Ai sensi del tredicesimo comma, le disposizioni del nono e del decimo comma si applicano con riferimento alle dichiarazioni relative all'annualità 2011 e a quelle successive; per le attività di accertamento effettuate in relazione alle annualità anteriori al 2011 continua ad applicarsi quanto previsto dal previgente comma 4-bis dell'art. 10 e dall'art. 10-ter della L. 146/1998.

Per rendere immediatamente comprensibile quanto sopra illustrato si osserva che, secondo il comma 4-bis dell'art. 10 della L. 146/1998, introdotto dall'art. 1, comma 17, della L. n. 296/2006, gli accertamenti di tipo analitico-induttivo (ma non anche quelli analitici e induttivi «puri») restavano preclusi se il contribuente (impresa o lavoratore autonomo) risultava congruo secondo GERICO, anche per adeguamento, nei limiti del 40% dei ricavi o compensi dichiarati, e comunque non oltre l'ammontare di 50.000 euro.

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