La riforma delle sanzioni penal-tributarie in caso di omesso versamento anche per indebita compensazione

di Nicola Forte

Pubblicato il 30 giugno 2015

in fase di attuazione della delega fiscale il Governo è intervenuto in tema di sanzioni per l'omesso versamento delle imposte: oltre ad alzare al soglia di non punibilità si differenziano le sanzioni in caso di utilizzo di crediti tributari inesistenti o non spettanti

 

Il Governo ha approvato venerdì scorso, sul filo di lana, lo schema di decreto legislativo che riforma le sanzioni penali tributarie. Sarà necessario verificare il testo definitivo in quanto, in base alle ultime notizie, sembrano essere state previste alcune rilevanti novità anche in tema di indebite compensazioni di crediti non spettanti.

Secondo le prime indiscrezioni circolate nei giorni scorsi il delitto delle indebite compensazioni dovrebbe essere stato differenziato. In base alla formulazione iniziale del testo normativo, a seguito di compensazione con crediti non spettanti le sanzioni penali applicabili avrebbero dovuto essere quelle già previste in passato. In questo caso la sanzione penale è rappresentata dalla reclusione da sei mesi a due anni. Invece per le indebite compensazioni con crediti inesistenti lo schema di decreto legislativo prevede un inasprimento della sanzione da diciotto mesi a sei anni.

La materia è disciplinata dall’art. 10-quater del D.Lgs. n. 74/2000. La disposizione prevede che chiunque non versi le somme dovute al Fisco, per un ammontare superiore a 50.000,00 euro per ciascun periodo d'imposta, utilizzando in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del D.Lgs. n. 241/97, crediti non spettanti o inesistenti incorre nel reato di indebita compensazione. Tale norma è stata inserita nell'ordinamento penale tributario dall'articolo 35, comma 7, del D.L. n. 223/2006, con l'esigenza di rafforzare la tut