Esclusi dalle indagini finanziarie i prelevamenti dei professionisti

di Francesco Buetto

Pubblicato il 2 maggio 2015

la Cassazione ha (finalmente!) recepito la pronuncia della Corte Costituzinale che impedisce al Fisco, in caso di accertamento, di utilizzare presunzioni partendo dai prelievi bancari dei professionisti, che quindi non possono essere equiparati a ricavi in nero

 

La presunzione dei prelevamenti dei professionisti

Il comma 402, lettera a), numero 1.1, dell'art. 1, della legge n.311 del 30 dicembre 2004, con riferimento all'art. 32, comma 1, n. 2), del D.P.R. n. 600 del 1973, ha esteso ai lavoratori autonomi la presunzione di "compensi" ai prelevamenti e agli importi riscossi per i quali non siano stati indicati i beneficiari, sempre secondo il generale principio dell'inerenza.

In sostanza, tale norma ha allargato, ai fini delle imposte sui redditi, ai lavoratori autonomi il regime presuntivo di imponibilità oltre che alle operazioni di accredito/versamenti anche a quelle di addebito/prelevamenti o somme riscosse1.

Inoltre, la circolare n.32/2006 aveva confermato l'efficacia retroattiva della nuova disciplina recata dalla legge (vedi anche circolare n. 10/E del 16 marzo 2005), trattandosi di norma avente natura meramente procedimentale e, quindi, applicabile anche per l'accertamento di annualità pregresse rispetto alla sua entrata in vigore (1° gennaio 2005).

 

La sentenza della Corte Costituzionale

Come è noto, con la sentenza n.228 del 24 settembre 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 32, comma 1, numero 2), secondo periodo, del D.P.R. n.600/73, come modificato dall’art. 1, comma 402, lettera a), numero 1), della legge 30 dicembre 2004,n.311.

La Corte rileva che “anche se le figure dell’imprenditore e del lavoratore autonomo sono per molti versi affini nel diritto interno come nel diritto comunitario, esistono specificità di quest’ultima categoria che inducono a ritenere arbitraria l’omogeneità di trattamento prevista dalla disposizione censurata, alla cui stregua anche per essa il prelevamento dal conto bancario corrisponderebbe ad un costo a sua volta produttivo di un ricavo. Secondo