La deducibilità del compenso erogato al dipendente-amministratore: cosa ne pensa la giurisprudenza e consigli pratici su come operare

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 27 aprile 2015

la carica di semplice consigliere di amministrazione è compatibile con il rapporto di lavoro dipendente anche se la deduzione dei compensi erogati dalle società ai propri amministratori a volte è oggetto di contenzioso tributario: consigli pratici su come prevenire liti con il Fisco

 

La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, con la sentenza n. 421/1/15, depositata il 15 aprile 2015, ha stabilito rilevanti principi in tema di deducibilità del costo per il compenso al dirigente che svolga anche funzioni di amministratore.

Nel caso di specie, la società ricorreva avverso un avviso di accertamento, relativo all'anno di imposta 2007, con cui l'Ufficio contestava, tra le altre, spese per prestazioni di lavoro dipendente non deducibili per violazione degli artt. 60 e 95 TUIR.

In sede di verifica la Guardia di Finanza aveva infatti constatato che in particolare uno dei membri del consiglio di amministrazione, aveva ricevuto compensi in qualità di amministratore e contestualmente era stato retribuito anche come lavoratore dipendente.

La parte contestava dunque tali riprese, eccependo l’illegittimità dell'atto per violazione e falsa applicazione del11art.95 TUIR e sostenendo la correttezza della qualifica di lavoratore subordinato, in relazione alle reali mansioni svolte dal consigliere.

La ricorrente eccepiva inoltre la violazione e falsa applicazione dell’art.109 TUIR, sostenendo che il costo in esame, possedendo i requisiti di certezza, inerenza, competenza ed effettività, risultava comunque deducibile ai sensi dell'art. l09 TUIR a prescindere dalla natura che gli si volesse attribuire.

La Commissione Tributaria, esaminata la tesi della ricorrente, riteneva dunque che esistessero le condizioni per l'accoglimento del ricorso.

Nel caso di specie, infatti, sottolineano i giudici di merito, non si controverteva sull'esistenza dei costi relativi alla retribuzione per prestazione di lavoro, bensì sulla deducibilità o meno di tali costi da parte della Società.

E i compiti affidati al consigliere quale amministratore non apparivano di ampiezza tale da impedirgli il contemporaneo svolgimento di prestazione di lavoro subordinato, anche considerato che pur essendo stati assegnati allo stesso consigliere ampi poteri di gestione e rappresentanza, seppure limitati al settore amministrativo e fiscale della Società, tali poteri a carattere gestionale sembravano riguardare attività che non implicavano ampie facoltà decisionali, ma piuttosto lo svolgimento in autonomia di compiti che ben si attagliavano anche a lavoratori subordinati, seppure di livello elevato.

Questo risultava poi confermato dal fatto che la retribuzione quale consigliere di amministrazione era molto più modesta rispetto a quella degli altri consiglieri non dipendenti, mentre era rimasta invariata -ed elevata- la sua retribuzione quale dipendente della Società.

Ciò, ad avviso dei giudici, poteva trovare giustificazione nel fatto che in realtà le attività quale consigliere di amministrazione dotato di speci