L'accertamento parziale è un accertamento legittimo

E’ onere dell’Agenzia delle Entrate valutare le segnalazioni in suo possesso con la riconosciuta discrezionalità tecnica al fine di adottarle o meno, in tutto o in parte, e legittimamente utilizzare l’accertamento parziale, previsto dall’art. 41-bis del D.P.R. n. 600/73 e dall’art. Art. 54, c. 5, del D.P.R.n.633/72.
E’ questa, in estrema sintesi, quanto emerge dalla lettura della sentenza della Corte di Cassazione n. 27323 del 23 dicembre 2014 (ud 11 novembre 2014).

La sentenza
Per la Corte il tenore letterale delle norme (artt. 41-bis del D.P.R. n. 600/73 e 54, c. 5, del D.P.R. n. 633/72) “non giustifica l’interpretazione restrittiva propalata dalla parte, e non solo perchè non vi è in essa alcun appiglio testuale che lasci intendere che l’amministrazione non possa emettere un avviso parziale, allorchè disponga di elementi tali da consentire di procedere uno actu ad un accertamento unitario e globale della posizione del contribuente. Nè in questa direzione è influente la circostanza che l’amministrazione possa procedere con un accertamento parziale solo se la segnalazione provenga da un soggetto ad essa estraneo, vero che le segnalazioni, oltre che dalla Guardia di Finanza, o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici, possono essere attinte anche da fonti interne dell’amministrazione come per esempio per dati estrapolati dell’Anagrafe tributaria. Decisiva è piuttosto in senso opposto la ratio sottesa all’accertamento parziale, che è strumento diretto a perseguire finalità di sollecita emersione della materia imponibile laddove le attività istruttorie – e non solo, perchè il ricorso all’accertamento parziale è esperibile anche quando l’infedeltà dichiarativa emerga direttamente dalla dichiarazione (6574/08) – diano contezza della sussistenza a qualsiasi titolo di attendibili posiziona debitorie e non richiedano perciò, in ragione della loro oggettiva consistenza, l’esercizio di un ufficio valutativo ulteriore rispetto a quello che si risolve nel recepire e fare proprio il contenuto della segnalazione. Questo porta anche a sottolineare, nel confronto con gli altri strumenti accertativi di cui dispone l’amministrazione, che, rispetto all’accertamento che ha luogo nelle forme ordinarie, sia esso analitico o induttivo, l’accertamento parziale, pur potendo fare perno sulle medesime acquisizioni istruttorie che sono talora alla radice del primo, risulta tuttavia qualitativamente diverso, poichè esso si vale, come si è affermato (13799/14), di una sorta di ‘automatismo argomentativo’ indotto da quelle fonti di conoscenza, in guisa del quale il confezionamento dell’atto risulta possibile sulla base della sola segnalazione, senza che si renda necessario perciò dar corso ad ulteriori attività di approfondimento che sono appannaggio di regola degli accertamenti più complessi. Da qui la Corte ha tratto la convinzione, a cui il collegio crede di dover dare continuità, che l’accertamento parziale possa basarsi anche su una verifica generale, in quanto ‘la segnalazione costituisce solo l’atto di comunicazione che consente l’accertamento, distinto dall’attività istruttoria, anche se di modestissima entità, da esso necessariamente presupposta’ (25486/13; 12819/10; 2761/09) e che esso possa perciò essere legittimamente adottato, come appunto avvenuto qui, anche su iniziativa propria dell’ufficio titolare del potere di accertamento totale (12577/10)”.

Breve nota
Come abbiamo già avuto modo di sostenere1 il principio della unicità e globalità dell’accertamento (valido in un sistema di imposizione dove il reddito era determinato automaticamente in via forfetaria) ha ormai lasciato il passo alla parzialità dei presupposti, prendendone in considerazione gli aspetti via via che nascono.
L’accertamento …

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