Abuso del diritto e contraddittorio obbligatorio

Principi innovativi
Sussiste la necessità del contraddittorio preventivo tra le parti nel caso dell’abuso del diritto1. La garanzia del contraddittorio si applica in via generale, siccome corrispondente a un principio generale. Il contraddittorio è dovuto anche nel caso di abuso non codificato Ciò discende in via diretta dall’ordinamento comunitario e dalla Costituzione. L’omissione del contraddittorio è equiparabile a un contraddittorio incompleto. L’emissione dell’avviso di accertamento dopo il rilascio del PVC ma senza attendere il termine di 60 giorni si traduce in un vizio che determina la nullità del provvedimento anche se essa non è espressamente sancita. La norma imperativa (art. 12 c. 7 L. n. 212/2000) è volta a dare diretta attuazione ad un principio generale comunitario inderogabile (nonché ai principi costituzionali indicati negli artt. 3, 53 e 97 Cost.), avuto riguardo al fondamento comunitario del principio di garanzia del diritto al contraddittorio (quale espressione del più generale diritto di difesa) che deve trovare attuazione anche nella fase amministrativa le volte in cui deve essere adottato un atto autoritativo idoneo a produrre effetti pregiudizievoli nella sfera giuridica del destinatario. Il principio generale del diritto comunitario secondo cui il soggetto destinatario di un atto della pubblica autorità suscettivo di produrre effetti pregiudiziali nella sua sfera giuridica, deve essere messo in condizione di contraddire prima di subire tali effetti, non può tollerare discriminazioni in relazione alla natura armonizzata o meno del tributo. Sussiste la rilevanza generalizzata del principio generale e fondamentale nella dimensione comunitaria, con un effettodebordante rispetto alla materia armonizzata. Esso prescindere dal fatto che, nella fattispecie concreta, sia applicabile l’art. 12 c. 7 della L. 212/2000 o l’art. 37-bis del DPR 600/732. Tali innovativi principi sono stati statuito dalla Corte di cassazione con sentenza del 14 gennaio 2015 n. 405.

Novella
Orbene, il decreto legislativo, approvato dal Governo il 24 dicembre 2014, configura una nuova definizione dell’abuso del diritto, unificata a quella dell’elusione, estesa a tutti i tributi, non limitata a fattispecie particolari e corredata dalla previsione di adeguate garanzie procedimentali. Esso prevede l’introduzione di un nuovo articolo 10-bis nello Statuto del Contribuente, disciplinante l’abuso del diritto e l’elusione fiscale3. In conformità ai criteri della delega, il concetto di abuso del diritto viene unificato a quello di elusione fiscale con estensione a tutti i tributi, con la sola eccezione dei diritti doganali Il nuovo art. 10-bis, rubricato “Disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale”, mette in evidenza l’unificazione della nozione di abuso del diritto con quella di elusione fiscale, derivandone, dunque, che nell’articolato normativo i due termini sono equipollenti e utilizzati indifferentemente4. Sul piano normativo, il decreto citato dispone l’abrogazione dell’articolo 37-bis del DPR 600/19735 e l’inserimento della norma su abuso e elusione nel nuovo articolo 10-bis dello Statuto del contribuente (L. 212/2000). È da rilevare che, in virtù delle nuove disposizioni introdotte, è abrogato l’articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, che, come noto, è dedicato all’elusione fiscale. Il nuovo art. 10-bisdelle legge 27 luglio 2000, n. 212 in materia di abuso del diritto o elusione fiscale così recita:
“1. Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale6 delle norme fiscali e indipendentemente dalle intenzioni7 del contribuente, realizzano essenzialmente8 vantaggi fiscali indebiti9. …

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