Le intercettazioni telefoniche si possono usare nel processo tributario

di Nicola Monfreda

Pubblicato il 21 gennaio 2015

la Cassazione ha confermato che le intercettazioni telefoniche (legittimamente assunte in sede penale e trasmesse all'Amministrazione Tributaria) possono entrare a far parte, a pieno titolo, del materiale probatorio che il giudice tributario di merito deve valutare

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27196 del 22 dicembre 2014, ha ribadito che le intercettazioni telefoniche – legittimamente assunte in sede penale e trasmesse all'Amministrazione Tributaria – possono entrare a far parte, a pieno titolo, del materiale probatorio che il giudice tributario di merito deve valutare, così come previsto dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 63; tale norma, infatti, non contrasta né con il principio di segretezza delle comunicazioni di cui all'art. 15 Cost., perché le intercettazioni sono state autorizzate da un giudice, né con il diritto di difesa di cui all'art. 24 Cost., perché, se è vero che il difensore non partecipa alla formazione della prova, è anche vero che nel processo tributario l'atto acquisito ha un minor valore probatorio rispetto a quello riconosciutogli nel processo penale.

Inoltre, a detta del Supremo Collegio (analogamente a quanto statuito con la precedente sentenza 7 febbraio 2013, n. 2916) il divieto, posto dall'art. 270 c.p.p., di utilizzare i risultati di intercettazioni telefoniche in procedimenti diversi da quello in cui furono disposte non opera nel contenzioso tributario, ma soltanto in ambito penale, non potendosi arbitrariamente estendere l'efficacia di una norma processuale penale, posta a garanzia dei diritti di difesa in quella sede, a dominii proc