I soci di cooperativa – Guida

di Redazione

Pubblicato il 5 agosto 2014

La società cooperativa gode di un rapporto particolare coi propri soci. Pubblichiamo una guida sui soci della cooperativa: requisiti, soci in “in prova”, l’ammissione, i conferimenti, il recesso, l’esclusione, la cessione delle azioni o delle quote, la morte del socio, il socio lavoratore, le forme di lavoro ammesse, il trattamento economico del socio lavoratore, il trattamento fiscale delle retribuzioni dei soci lavoratori, i soci finanziatori. (a cura di Sebastiano Di Diego).

I soci cooperatori

Appartengono a questa categoria i soci che dalla partecipazione alla società ricevono un’utilità economica correlata alla prestazione che forniscono.

soci cooperatori

 

 

I requisiti  per l’ammissione dei soci cooperatori 

i soci di cooperativaI requisiti per l’ammissione dei soci cooperatori devono essere indicati nello statuto e devono essere coerenti con lo scopo mutualistico e l’attività economica svolta (1).

La realizzazione delle finalità mutualistiche presuppone, almeno in linea generale, l’appartenenza dei soci a determinate categorie professionali e sociali. È, infatti, con l’indicazione dei requisiti dei soci che si pone il fattore determinante, o uno dei fattori determinanti, della possibilità di appartenenza come socio alla società, perché in concreto si individua il bisogno o la gamma di bisogni economici che possono essere soddisfatti con l’assunzione diretta dell’esercizio di una data attività d’impresa (2).

 
Nella determinazione dei requisiti l’autonomia statutaria gode di ampia libertà.

 

Le uniche condizioni che essa deve rispettare sono le seguenti:

  •  devono essere evitate, perché illegittime, clausole statutarie che prevedano requisiti troppo generici o che conferiscano agli amministratori il potere di stabilirli di volta in volta;
  • la disciplina dei requisiti dei soci deve essere coerente con lo scopo mutualistico e con l’attività svolta, e non deve essere discriminatoria.

Specifici requisiti legali sono poi previsti dalle leggi speciali. In particolare la legge Basevi per alcune tipologie di cooperative individua i seguenti requisiti (cfr. art. 23 legge Basevi):

  •  nelle cooperative di lavoro: i soci devono essere lavoratori ed esercitare l’arte o il mestiere corrispondenti al settore di attività della società di cui fanno parte o affini;
  • nelle cooperative di consumo: non possono essere ammessi, come soci, intermediari e persone che conducano in proprio esercizi commerciali della stessa natura della cooperativa;
  • nelle cooperative agricole per affittanze collettive o per conduzione di terreno in concessione ai sensi del d.lgs. n. 279/44: non possono essere ammesse come soci le persone che esercitano attività diversa dalla coltivazione della terra; i proprietari, gli affittuari e i mezzadri possono essere soci di tali cooperative solo quando coltivino direttamente la terra e la superficie da essi direttamente coltivata sia sufficiente ad assorbire tutta la mano d’opera del nucleo familiare.

Al riguardo non è chiaro se tali requisiti (e quelli previsti dalle altre leggi speciali) siano ancora oggi in vigore oppure no.

Secondo alcuni

“il carattere generale dei nuovi requisiti previsti dal codice civile rende sostanzialmente superflua l’applicazione di quelli della legge Basevi che nella loro maggiore specificità potranno tutt’al più essere fatti propri dagli statuti delle singole cooperative in ragione di particolari necessità” (3).

Altri, invece, ritengono che tali requisiti continuino ad essere applicabili e che la riforma si sia limitata soltanto a colmare le lacune esistenti (4).

L’adesione a quest’ultima tesi ha come conseguenza che la partecipazione del socio sprovvisto dei requisiti in esame deve considerarsi nulla e tale nullità può essere fatta valere con azione giudiziaria; e, anche se il recesso e l’esclusione restano strumenti per rimediare a situazioni di irregolarità, è possibile l’intervento dell’autorità di vigilanza (5).

Una novità sicuramente interessante, inoltre, è rappresentata dalla possibilità di fissare i requisiti con riferimento, non soltanto allo scopo mutualistico, ma anche al tipo di attività della cooperativa.

Ciò è funzionale all’acquisizione, mediante l’inserimento nella compagine sociale, di professionalità utili all’attività economica, anche prescindendo dal rapporto mutualistico.

“Dal momento che la legge consente che, nel fissare i requisiti dei soci, lo statuto debba guardare, non solo allo scopo mutualistico, ma anche all’attività economica comune, lo statuto può prevedere requisiti collegati sia all’indirizzo mutualistico sia alle caratteristiche proprie dell’attività economica” (6).

Da ultimo va evidenziato che l’art. 2527, comma 2, contiene la precisazione che il socio non può esercitare in proprio imprese in concorrenza con quella della cooperativa.

Si tratta di un principio già previsto dalla legge Basevi per le cooperative di lavoro e per quelle di consumo, ora esteso a tutte le cooperative.

Lo scopo del divieto previsto dalla norma è quello di evitare che il socio approfitti dei vantaggi derivanti dalla partecipazione societaria, per svolgere un’attività concorrenziale con quella della cooperativa.

requisiti socio cooperativa

 

 

I soci in formazione o “in prova”

Lo statuto può prevedere, determinandone i diritti e gli obblighi, l’ammissione del nuovo socio cooperatore in una categoria speciale in ragione dell’interesse alla sua formazione ovvero del suo inserimento nell’impresa.

I termini formazione ed inserimento utilizzati dal legislatore, essendo del tutto generici, potrebbero essere intesi sia ai fini dell’inserimento del socio nel ciclo produttivo dell’impresa, sia ai fini della conoscenza del modello cooperativo.

Lo statuto, oltre a prevedere la figura del socio “in prova”, deve pure disciplinarne i diritti e gli obblighi. Anche su questo aspetto la norma è generica e, in sostanza, affida all’autonomia statutaria la scelta di quali diritti patrimoniali e amministrativi comprimere e con quale grado di intensità.

Deve ritenersi comunque che l’autonomia statutaria non possa spingersi fino ad una totale eliminazione di tali diritti,

“risultando più plausibile una riduzione dei medesimi, ad esempio per quanto attiene ai dividendi o alle modalità di liquidazione della quota, mentre per quanto attiene al voto si può immaginare la limitazione del suo esercizio ad alcune circostanze, ma non la sua esclusione.
Il medesimo criterio dovrebbe essere adottato anche per quanto attiene alla prestazione mutualistica con particolare riguardo al profilo della distribuzione del ristorno” (7).

I soci ammessi alla categoria speciale non possono in ogni caso superare un terzo del numero totale dei soci cooperatori. Inoltre, per evitare abusi, la legge prevede che la durata di permanenza nella categoria speciale non possa superare i cinque anni e stabilisce una sorta di automatismo nel passaggio alla ordinaria figura del socio cooperatore, trascorso tale periodo.

La disposizione sull’acquisto automatico, tuttavia, nonostante la lettera della norma, non va interpretata in maniera troppo rigida. In particolare, deve ritenersi che il socio in prova acquisti un vero e proprio diritto soggettivo alla trasformazione della sua qualità in socio cooperatore, soltanto se, decorso il periodo fissato dallo statuto o dalla legge, non si siano verificati fatti attinenti alla persona del socio o all’attività economica o alla struttura sociale, che obiettivamente impediscano l’instaurazione di tale rapporto (8).

  • Si consiglia pertanto su questo punto un’attenta disciplina statutaria, ad esempio:
    inserendo specifiche clausole di esclusione che permettano l’allontanamento del socio qualora la cooperativa, prima del termine quinquennale o di quello inferiore eventualmente previsto in statuto, non lo ritenga formato o inserito nell’impresa;
  • subordinando comunque l’acquisto della qualità di socio cooperatore ordinario alla presentazione di apposita domanda all’organo amministrativo.

 

caratteristiche dei soci in prova di cooperativa

 

L’ammissione nella cooperativa

L’acquisto della qualità di socio avviene, oltre che con la partecipazione alla costituzione della società, con l’ammissione nella compagine sociale.

La procedura di ammissione è in larga parte definita dallo stesso codice civile, all’art. 2528.

Si afferma al riguardo che l’ammissione di un nuovo socio è fatta con deliberazione degli amministratori su domanda dell’interessato.

Se la domanda viene accolta, la deliberazione di ammissione deve essere comunicata all’interessato e annotata a cura degli amministratori nel libro dei soci (9).

Se, invece, viene respinta, l’organo amministrativo deve, entro sessanta giorni, motivare la deliberazione di rigetto e comunicarla agli interessati.

In questo caso, l’aspirante socio ha un’ulteriore possibilità: entro sessanta giorni dalla comunicazione del diniego può chiedere che sull’istanza si pronunci l’Assemblea, la quale delibera sulle domande non accolte, se non appositamente convocata, in occasione della sua prossima successiva convocazione.

In ogni caso, agli amministratori è fatto obbligo di illustrare, nella relazione al bilancio, le ragioni delle determinazioni assunte con riguardo all’ammissione dei nuovi soci.

 

ammissione soci cooperativa

 

 

I conferimenti, le quote o le azioni del socio

L’ingresso nella cooperativa presuppone l’effettuazione di un conferimento da parte del socio, che può essere diversamente determinato a seconda che la cooperativa faccia riferimento alle regole delle s.p.a. o delle s.r.l (10).

Nel primo caso, se nello statuto non è stabilito diversamente, il conferimento del socio deve essere in danaro 11; una specifica clausola può autorizzare i conferimenti in natura, fermo restando però che questi non possono consistere in prestazioni di opera o di servizi (12).

Diversa è la situazione delle cooperative s.r.l., nelle quali è possibile, dietro autorizzazione dello statuto, il conferimento di qualsiasi elemento dell’attivo suscettibile di valutazione economica (13).

 

Le quote o le azioni

Come contropartita del conferimento il socio riceve azioni o quote, a seconda di come è diviso il capitale sociale in base allo statuto.

Il valore nominale di ciascuna azione o quota non può essere inferiore a euro 25; per le azioni è inoltre previsto il limite massimo di euro 500 14.

Nelle società cooperative, inoltre, per stimolare l’allargamento della compagine sociale, nessun socio può avere una quota superiore a euro 100.000, né tante azioni il cui valore nominale superi tale somma (15).

Questa regola può essere derogata soltanto dalle cooperative con una base sociale molto ampia. Infatti, nelle cooperative con più di 500 soci, lo statuto può elevare il limite della partecipazione sociale sino al 2% del capitale sociale (16).

Le azioni eccedenti tale limite possono essere riscattate o alienate nell’interesse del socio dagli amministratori e, comunque, i relativi diritti patrimoniali sono destinati a riserva indivisibile.

La legge parla solo di azioni eccedenti: l’omissione, tuttavia, non pare sufficiente ad escludere l’estensione della disciplina in esame alla forma partecipativa per quote.

 

limite massimo della partecipazione sociale alle cooperative

 

I limiti indicati nella tavola precedente (e 100.000 o 2% del capitale sociale), inoltre, non si applicano17:

  •  nel caso di conferimenti di beni in natura o di crediti;
  • nel caso di assegnazione ai soci delle riserve divisibili mediante aumento proporzionale delle quote sottoscritte e versate, o emissione di nuove azioni; gli aumenti gratuiti, comunque, non possono comportare complessivamente un incremento della partecipazione del socio superiore al 20% del suo valore originario;
  • nel caso di attribuzione dei ristorni ai soci mediante aumento proporzionale delle rispettive quote o con l’emissione di nuove azioni;
  • con riferimento ai soci diversi dalle persone fisiche;
  • con riferimento ai sottoscrittori di strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione.

 

Il sovrapprezzo

Oltre all’importo della quota o delle azioni, al socio può essere richiesto anche il versamento del sovrapprezzo, eventualmente determinato dall’Assemblea in sede di approvazione del bilancio su proposta degli amministratori.

La funzione del sovrapprezzo è quella di evitare che i nuovi soci acquisiscano i vantaggi derivanti dall’ingresso in una società già avviata senza alcun corrispettivo. Esso non può essere preventivamente fissato nello statuto, ma va determinato in sede di bilancio, tenendo conto del risultato di esercizio e della presenza di riserve patrimoniali divisibili.

Negli statuti, inoltre, viene spesso inserita anche la clausola che prevede l’obbligo di versamento di una tassa di ammissione, da non confondersi con il sovrapprezzo, in quanto finalizzata a finanziare la copertura di spese di registrazione e di funzionamento della cooperativa.

 

Il mancato pagamento delle quote o delle azioni

In base all’art. 2531 il socio che non esegue in tutto o in parte il pagamento delle quote o delle azioni sottoscritte può, previa intimazione da parte degli amministratori, essere escluso.

La disciplina presenta delle peculiarità rispetto a quella prevista per le s.p.a. e le s.r.l.: attesa la difficoltà di collocare presso terzi le partecipazioni, all’esclusione del socio inadempiente all’obbligo dei conferimenti fa seguito necessariamente la riduzione del capitale e l’annullamento dei titoli, con una soluzione più adeguata alla realtà cooperativa 18.

L’esclusione, come anticipato, ha soltanto carattere facoltativo; è possibile pertanto che la società preferisca avvalersi dell’ordinaria azione di adempimento, mantenendo in vita il rapporto con il socio inadempiente (19).

Qualora si percorra la via dell’esclusione, il relativo provvedimento deve essere tassativamente preceduto da una messa in mora da parte degli amministratori, avente le caratteristiche della diffida ad adempiere; e deve pertanto essere redatto in forma scritta e concedere un termine non inferiore a quindici giorni, ai sensi dell’art. 1454.

 

Lo scioglimento del rapporto sociale

Il socio cessa di far parte della cooperativa in conseguenza di uno dei seguenti eventi:

  • recesso;
  • esclusione;
  • cessione delle proprie azioni o quote;
  • morte.

 

Il recesso del socio

La disciplina del recesso nelle società di capitali, da un lato, tende a tutelare l’integrità capitale sociale quale garanzia dei creditori, dall’altro, a contemperare il diritto della maggioranza di modificare in modo significativo il profilo di rischio nella partecipazione nella società e il diritto del socio di non vedersi imporre tali modifiche.

Nelle cooperative, invece, l’interesse protetto è rinvenibile non tanto nella conservazione del capitale, quanto in quell’interesse per così dire interno alla società, dato dal perseguimento dell’oggetto sociale e del fine mutualistico. In queste società, in altre parole, si prende atto che se l’interesse alla prestazione mutualistica, fondato sullo scambio, non vi è più, non ha senso mantenere in vita il rapporto sociale.

 

Il diritto di recesso ex lege

Nelle cooperative il recesso può essere legale, nei casi contemplati ex lege, ovvero convenzionale, ove abbia origine da una fonte statutaria (cfr. art. 2522, comma 1).

Il codice civile riconosce espressamente al socio di cooperativa il diritto di recesso soltanto in un’ipotesi particolare: quella in cui egli voglia trasferire le proprie azioni o quote, con effetto verso la società, ma ciò sia vietato dall’atto costitutivo.

Le altre cause di recesso, invece, vanno ricercate tra le norme applicabili alle cooperative, in virtù del rinvio operato dall’art. 2519; esse pertanto saranno diverse a seconda che la cooperativa applichi, come disciplina residuale, le norme sulle s.r.l. o sulle s.p.a.

 

Il diritto di recesso convenzionale

Oltre a quelle legali, altre ipotesi di recesso possono essere previste dallo statuto della cooperativa. Nell’individuazione di tali ipotesi lo statuto gode di grande libertà: le clausole statutarie ipotizzabili possono avere il contenuto più vario sia in termini di presupposti dell’exit, che di determinazione di eventuali limiti o condizioni di efficacia.

Ad esempio si ritengono possibili le clausole che:

  • prevedono particolari ipotesi di exit legate alla perdita sopravvenuta dei requisiti personali, soggettivi ed oggettivi, dei soci, a tutela dello svolgimento dell’attività sociale;
  • subordinano l’esercizio del recesso a termini di preavviso;
  • prevedono il c.d. recesso ad nutum, ossia la possibilità per il socio di uscire dalla compagine sociale in qualsiasi momento e senza necessità di una particolare causa.

Non sembrano invece ammissibili clausole statutarie che affidino all’incontrollato arbitrio dell’organo amministrativo l’effettiva operatività del recesso stesso.

È opinione prevalente, infatti, che l’attuale previsione dell’art. 2532 escluda una discrezionalità piena dell’organo amministrativo; e ciò non soltanto perché, sul piano sostanziale, il legislatore affida a tale organo la verifica “dei presupposti” del recesso, facendo così chiaro riferimento ad una limitata delega di controllo, ma anche perché, sul piano conflittuale e processuale, in caso di diniego, prevede l’intervento dell’autorità giudiziaria, che invero risulterebbe inibito, ove non addirittura mortificato, da una clausola che riconosca un potere discrezionale dell’organo amministrativo.

 

Il procedimento per l’esercizio del recesso

La procedura di recesso viene descritta dall’art. 2532, comma 2. Secondo tale norma, la dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata alla società. Gli amministratori devono esaminarla entro sessanta giorni dalla ricezione e, se non sussistono i presupposti del recesso, devono darne immediata comunicazione al socio.

Questi, entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione, può proporre opposizione innanzi al Tribunale.

L’iter appena descritto, inoltre, deve essere integrato con quanto previsto in materia di società di capitali, soprattutto avendo riguardo, nell’ipotesi di recesso legale, ai termini entro i quali la dichiarazione di recesso deve essere effettuata.

La norma nulla dispone per il caso in cui gli amministratori rimangano inerti, paralizzando l’uscita del socio, che si trova così ad essere “prigioniero” della società.

L’opinione prevalente al riguardo è, tuttavia, che il socio che abbia manifestato la volontà di recedere, trascorsi i 60 giorni di legge, possa adire il giudice invocando la finzione di avveramento della condizione sospensiva. In altre parole, si ritiene che, decorso il termine indicato, il socio possa chiedere al giudice di accertare se l’attività di verifica della sussistenza dei presupposti per lo scioglimento del rapporto sociale sia stata compiuta da parte degli amministratori, applicando, in caso negativo, la regola di cui all’art. 1359, e dichiarando, di conseguenza l’effettività del recesso (20).

Ad ogni modo, per evitare problemi è consigliabile disciplinare opportunamente la materia con apposita clausola statutaria. La soluzione potrebbe essere, ad esempio, una disposizione statutaria che introduca il meccanismo del silenzio-assenso, in base al quale, decorsi i 60 giorni senza che gli amministratori si siano pronunciati in senso negativo, la domanda debba intendersi accolta.

In ogni caso, il recesso deve essere esercitato per l’intera partecipazione sociale, in quanto non può essere parziale.

Ciò in considerazione dei principi che caratterizzano la cooperativa, secondo i quali l’appartenenza alla società e la fruizione dei vantaggi mutualistici fanno capo ad una posizione soggettiva che non è considerata frazionabile (21).

 

Natura del recesso

Come detto, nelle cooperative l’exit è condizionato al potere di controllo - ed al conseguente assenso o diniego – dell’organo amministrativo, che dovrà respingere la domanda, ove verifichi l’assenza dei relativi presupposti 22.

Tale funzione di controllo ha la sua ragion d’essere nella necessità di tutelare l’interesse della cooperativa al raggiungimento dell’oggetto sociale, laddove una contrazione del numero dei soci può esporre l’ente a rischi di crisi finanziarie o di maggiori difficoltà nello svolgimento dell’attività. Proprio perché sottoposto al “consenso” degli amministratori, il recesso nelle cooperative non è qualificabile come diritto potestativo, né, in particolare, come atto unilaterale recettizio che si perfeziona con l’avvenuta conoscenza da parte della società.

Gli effetti della dichiarazione di recesso sono sospensivamente condizionati all’approvazione degli amministratori; il che significa che, nelle more del provvedimento di accoglimento della domanda, il socio, pur essendo recedente, continua, come tutti i soci, ad esercitare i diritti sociali, amministrativi e mutualistici.

 

Effetti del recesso

Il recesso ha effetto:

  •  per quanto riguarda il rapporto sociale, dalla comunicazione del provvedimento di accoglimento della domanda;
  • per quanto riguarda i rapporti mutualistici tra socio e società, con la chiusura dell’esercizio in corso, se comunicato tre mesi prima, e, in caso contrario, con la chiusura dell’esercizio successivo.

Pertanto, mentre il rapporto sociale termina al momento della comunicazione del provvedimento di accoglimento della domanda, il rapporto mutualistico conserva validità fino alla chiusura dell’esercizio in corso o con la chiusura dell’esercizio successivo, con la conseguenza che il socio dovrà in questo arco temporale continuare a partecipare alla gestione mutualistica della cooperativa; ciò al fine di tutelare l’interesse della società a non essere privata dell’apporto del socio recedente. A ben vedere, infatti, lo spazio temporale indicato dalla norma può essere funzionale alla cooperativa per sopperire ad eventuali difficoltà economiche derivanti dal recesso.

Lo statuto, tuttavia, con riferimento a questo aspetto, può disciplinare diversamente gli effetti del recesso sui rapporti mutualistici, ad esempio, introducendo un differente termine di efficacia, oppure rimettendo la sua determinazione all’organo amministrativo.

 

L’esclusione del socio

L’esclusione del socio, oltre che nelle ipotesi individuate nel comma 1 dell’art. 2533, può determinarsi nei casi previsti dall’atto costitutivo. Nelle cooperative le ipotesi statutarie di esclusione assumono un ruolo prevalente rispetto a quelle legali e sono considerate manifestazione del potere disciplinare dell’organismo sociale nei confronti delle scorrettezze del socio, al fine di conservare l’omogeneità e la compattezza del gruppo sociale, nonché la funzionalità della società (23).

Al riguardo va evidenziato come l’autonomia statutaria non possa essere esercitata senza riserve, dovendosi rispettare alcune importanti condizioni:

  • le clausole di esclusione devono essere relative ad inadempienze degli obblighi sociali oppure a mutamenti di situazioni soggettive riguardanti qualità professionali o personali del socio, che siano importanti per il conseguimento dei fini sociali;
  • i casi di esclusione devono essere indicati in modo tassativo, specifico e non generico, affinché il socio possa verificare in concreto se i fatti addebitati sussistano ed al fine di arginare il rischio che il socio diventi facile bersaglio degli amministratori;
  • le ipotesi di esclusione non possono prescindere dal requisito della gravità con riferimento agli interessi della società.

In quest’ottica deve riconoscersi l’illegittimità delle clausole che per la loro genericità non consentano di verificare se i fatti addebitati sussistano realmente (24). È il caso, ad esempio, di quelle clausole, in verità diffuse nella prassi, che in maniera del tutto generica prevedono l’esclusione sulla base della condotta del socio (es. se il socio fomenti dissidi o non partecipi all’attività sociale o arrechi danno materiale o morale alla cooperativa).

Tali previsioni sono, invece, da ritenere ammissibili ove siano ancorate al verificarsi di fatti determinati, come lo svolgimento di attività concorrenziali o la mancata ripetuta partecipazione all’Assemblea.

 

Il procedimento di esclusione

L’esclusione deve essere deliberata dagli amministratori, non potendo più avvenire di diritto. L’atto costitutivo può tuttavia attribuire tale competenza all’Assemblea. Contro la deliberazione di esclusione, il socio può proporre opposizione al tribunale, nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione...CONTINUA NEL PDF SCARICABILE ⇓

 

a cura di Sebastiano Di Diego

 

NOTE

1. Cfr. art. 2527, comma 1.
2. MONTAGNANI PACIELLO, Commento all’art. 2521, in La riforma delle società, a cura di SANDULLI SANTORO, 2003, Torino, 66.
3. BONFANTE G., Art. 2527, in Codice commentato delle nuove società, a cura di BONFANTE, CORAPI, MARZIALE, RORDORF, SALAFIA, 2004, Milano, p. 1476.
4. CECCARINI SCHIRÒ, Società cooperative e mutue assicuratrici, 2003, Milano, p. 90.
5. PAOLUCCI, Le società cooperative dopo la riforma, 2004, Padova, p. 55.
6. TONELLI, Commento all’art. 2527, in La riforma delle società. Società cooperative, a cura di SANDULLI, SANTORO, 2003, Torino, p. 97.
7. BONFANTE, Art. 2527, in Codice commentato delle nuove società, a cura di BONFANTE, CORAPI, MARZIALE, RORDORF, SALAFIA, p. 2004.
8. TONELLI, Commento all’art. 2527, in La riforma delle società. Società cooperative, a cura di SANDULLI, SANTORO, 2003, Torino, p. 99.
9. L’annotazione è importante perché essa fa fede dell’appartenenza del nuovo socio a quella società, gli conferisce i diritti previsti patrimoniali ed amministrativi, a partire dal diritto di voto che potrà essere esercitato solo dopo 90 giorni dall’iscrizione, ex art.
2538, comma 1.
10. Su questo aspetto si veda quanto detto nel paragrafo 1.3.
11. Cfr. art. 2342, comma 1.
12. Cfr. art. 2324, comma 4.
13. Cfr. art. 2464, comma 2.
14. Cfr. art. 2525, comma 1.
15. Cfr. art. 2525, comma 2. Si ricorda comunque che per alcune tipologie di cooperative (cooperative costituite per l’esercizio delle assicurazioni, banche popolari, banche di credito cooperativo) la legislazione speciale prevede limiti diversi.
16. Cfr. art. 2525, comma 3.
17. Cfr. art. 2525, comma 4.
18. BONFANTE, Delle imprese cooperative, Com. S.B., Bologna-Roma, 1999, p. 470.
19. CECCHERINI SCHIRÒ, La riforma del diritto societario, Milano, 2003; BASSI, Le società cooperative, Torino, 1995, p. 115.
20. CARMIGANI, Art. 2532, in La riforma delle società. Società cooperative, a cura di SANDULLI SANTORO, Torino, 2003, 116.
21. CALLEGARI, Art. 2532, in Codice commentato delle nuove società, a cura di BONFANTE CORAPI MARZIALE RODORF SALAFIA, Milano, 2004, 1498.
22. CALLEGARI, Art. 2532, cit., 1499.
23. USAI, Lo scioglimento del rapporto limitatamente ad un socio, in Le cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario, a cura di MARASÀ, Padova, 2004, p. 400.
24. USAI, Lo scioglimento del rapporto limitatamente ad un socio, cit., p. 401.

 

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