Soci lavoratori compresi nel computo per l’applicazione dell’art. 18

Soci lavoratori compresi nel computo per l’applicazione dell’art. 18I soci lavoratori vengono ricompresi nel computo per l’applicazione della tutela reale prevista dall’art. 18 della L. n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori): così ha stabilito la Suprema Corte con la sentenza n. 6947/2019, la quale va a creare un importante precedente per i casi che verranno portati innanzi ai giudici nel prossimo futuro.

Ciò deriverebbe dal fatto che la L. n. 142/2001 innova il ruolo del socio lavoratore la cui prestazione è così parificabile a quella del lavoratore subordinato.

Cambia l’orientamento della giurisprudenza

Con una delle ultime sentenze pubblicate dalla Corte di Cassazione – precisamente la sentenza n. 6947 dello scorso 11 maggio 2019è cambiato l’orientamento giurisprudenziale con riferimento al computo dei lavoratori per il calcolo del limite dimensionale necessario al fine di applicare la tutela reale di cui all’art. 18 della L. n. 300/1970.

Infatti, come noto l’articolo 18 della Legge n. 300/1970 fa un discrimine per la tutela reale tra aziende con un numero inferiore a 15 dipendenti e aziende con un numero superiore a 15 dipendenti; l’ultima posizione espressa dalla giurisprudenza prevede così che nelle cooperative anche i soci lavoratori – e non solamente i lavoratori dipendenti – rientrano nel conteggio dei limiti dimensionali al fine di poter applicare o meno la tutela reale contro i licenziamenti illegittimi.

La tutela reale

L’articolo 18 della L. n. 300/1970 è stato modificato negli ultimi anni e prevede allo stato attuale un discrimine tra tutela reale e tutela obbligatoria, prevedendo che si applica la tutela reale:

  • al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici lavoratori o più di cinque se si tratta di imprenditore agricolo;
  • al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che nell’ambito dello stesso comune occupa più di quindici dipendenti e all’impresa agricola che nel medesimo ambito territoriale occupa più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti;
  • al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, il quale in tutte le unità occupi più di sessanta dipendenti.

Ad ogni modo la tutela accordata si distingue in “piena”, la quale avviene in tutti i casi di nullità del licenziamento, così come nel caso di licenziamento intimato in forma orale il quale viene considerato inefficace, e in “attenuata”, ossia nei casi di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo che siano illegittimi o per i quali il caso non sussiste (perché il fatto invece poteva essere punito con una sanzione meno drastica applicando in maniera corretta quanto previsto dal CCNL applicato in azienda). La tutela attenuata si applica anche nel caso del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, quando il fatto viene considerato manifestamente infondato.

Come si calcola la forza lavoro

Come detto poc’anzi la differenziazione tra tutela reale e tutela obbligatoria è fatto sulla base della forza lavoro impiegata in azienda, la quale però deve essere conteggiata tenendo conto di quanto prevede l’art. 18, comma 9, sulla base del quale ai fini del computo del numero dei dipendenti si tiene conto “dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all’orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore”.

Non si computano invece il coniuge e i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale.

Il nuovo orientamento della Cassazione

Con tale orientamento giurisprudenziale va a cambiare la modalità di computo – nell’ambito ad esempio delle cooperative – per l’applicazione o meno…

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