La società è tra professionisti, ma il reddito è d’impresa

di Sandro Cerato

Pubblicato il 28 giugno 2014

l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate è che le società tra professionisti determinino fiscalmente il reddito con le regole che si utilizzano per il reddito d'impresa

Come già commentato su queste colonne, fin dall’introduzione delle società tra professionisti non era del tutto chiaro quale fosse il corretto regime fiscale applicabile al reddito realizzato dalle predette società professionali, posto che la norma e il relativo decreto attuativo nulla precisavano al riguardo. Un primo orientamento dottrinale riteneva al riguardo che i redditi in oggetto dovessero essere ricondotti nell’ambito della disciplina del lavoro autonomo applicando, di fatto, la medesima disciplina prevista per le associazioni professionali che, a norma dell’ art. 5 comma 3 lett. C del TUIR, assoggetta tali compensi a ritenuta d’acconto, al pari di quanto previsto per i redditi realizzati dalle società tra avvocati (R.M n. 118 del 28 maggio 2003). Secondo il suddetto orientamento, quindi, i redditi conseguiti dalle società tra professionisti – oltre ad essere imputati per trasparenza in capo ai soci (in base alle percentuali di ripartizione degli utili) - dovranno essere assoggettati alla ritenuta a titolo d’acconto