Le indagini finanziarie non pretendono il contraddittorio

Con la sentenza n. 1857 del 29 gennaio 2014 (ud. 26 novembre 2013) la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle indagini finanziarie, anche senza contraddittorio.

Il principio espresso
La Corte, innanzitutto, rileva le irregolarità dell’invito a comparire, “derivanti dalla mancata indicazione dell’oggetto dei chiarimenti da richiedere al contribuente e dalla fissazione di un termine per l’esibizione dei documenti inferiore a quindici giorni, non possono, di certo, incidere sulla validità dell’accertamento induttivo sintetico, operato dall’Amministrazione finanziaria ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett. d bis)”.
Ed invero, “come questa Corte ha più volte avuto modo di affermare, in tema di accertamento delle imposte sul reddito, il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, nella parte in cui prevede l’invito al contribuente a fornire dati e notizie in ordine agli accertamenti bancari, attribuisce all’Ufficio una mera facoltà, il cui mancato esercizio non determina l’illegittimità della verifica operata sulla base dei medesimi accertamenti, nè comporta la trasformazione della presunzione legale posta dalla norma in presunzione semplice, con possibilità per il giudice di valutarne liberamente la gravita, la precisione e la concordanza e con il conseguente onere per il Fisco di fornire ulteriori elementi di riscontro. Il tenore letterale della disposizione (‘per l’adempimento dei loro compiti gli Uffici possono invitare i contribuenti…’) e la discrezionalità espressamente prevista al riguardo, infatti, non possono che indurre ad escludere che debba ritenersi obbligatoria la convocazione del contribuente in sede amministrativa prima dell’accertamento. Nè può sostenersi che siffatta discrezionalità violi il diritto di difesa, potendo l’Ufficio procedere al ritiro eventuale del provvedimento, nell’esercizio del potere di autotutela, in caso di osservazioni e/o giustificazioni proposte dall’interessato (cfr. Cass. 14675/06; 2821/08; 24055/09; 11624/13)”.
Prosegue la sentenza: “se addirittura l’omissione dell’invito al contribuente non può determinare – per il chiaro tenore letterale della disposizione succitata – l’invalidità dell’accertamento induttivo operato dall’Ufficio, a fortiori ciò è a dirsi in relazione all’ipotesi, ricorrente nella specie, in cui l’invito in questione presenti eventuali, lievi, difformità dal modello legale, in special modo laddove esso sia comunque idoneo a consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa. Tale si palesa, senza alcun dubbio, l’invito notificato, nel caso concreto, all’A., dal momento che l’atto conteneva il chiaro invito al medesimo a produrre ‘la documentazione contabile ed amministrativa relativa all’anno di imposta 1995’; invito cui il contribuente è, peraltro, rimasto inadempiente anche nei diversi gradi del giudizio. Il che rende del tutto evidente la legittimità del ricorso, da parte dell’Ufficio, all’accertamento induttivo, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett. d bis)”.
Inoltre, il ricorrente, “sul quale incombeva il relativo onere – non ha neppure allegato in giudizio la sussistenza di un concreto vulnus del proprio diritto di difesa, che possa – in ipotesi – essere derivato dalle suddette irregolarità dell’invito notificatogli dall’Amministrazione finanziaria”.

Breve nota
Come è noto, l’Amministrazione finanziaria il 19 ottobre 2006 ha diramato la circolare n. 32 con la quale in ordine al contraddittorio ha evidenziato che, pur se il contraddittorio risulta “essenziale nella fase prodromica dell’accertamento in quanto l’indagine – prima solamente di natura bancaria e ora più in generale finanziaria -, pur realizzando un’importante attività istruttoria, non costituisce uno strumento di …

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