Il disconoscimento del documento processuale

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 1 febbraio 2014

il disconoscimento della fattura da parte dell’emittente comporta l’automatica decadenza del diritto alla detrazione IVA del contribuente–acquirente? Analizziamo la complessa fattispecie del disconoscimento dei documenti processuali prodotti

Principio

Il disconoscimento della fattura da parte dell’emittente non è di per sé sufficiente a far cadere il diritto alla detrazione IVA del contribuente.

La dichiarazione di disconoscimento della sottoscrizione resa dal fornitore nel corso della verifica fiscale non determina automaticamente il venir meno della fattura quale documento giustificativo della detrazione IVA operata dal cliente, ma deve semplicemente considerarsi uno tra gli elementi indiziari, liberamente valutabili dal giudice, su cui il Fisco ha basato la pretesa.

Quando si controverta sul diritto del contribuente di portare in detrazione l'IVA , sull’assunto dell'Ufficio che la sottoscrizione apposta sulla fattura è stata “contestata” dalla ditta emittente (soggetto terzo estraneo al giudizio tributario), se da un lato non può ravvisarsi un onere di disconoscimento della sottoscrizione apposta dal terzo sulla fattura, ex articolo 214 cod. proc. civ., a carico dell’A.F. (l’onere del disconoscimento della scrittura privata grava, infatti, esclusivamente sul soggetto che appare essere autore della sottoscrizione, e non già sul soggetto - nella specie la P.A. - che contesta l’opponibilità del documento, sul presupposto della sottoscrizione apocrifa apposta da un terzo), dall’altro non può neppure configurarsi alcun onere gravante sul contribuente di richiedere, ai sensi dell’articolo 216 c.p.c., la verifica dell’autenticità della fattura sottoscritta dall’emittente, in quanto quando il contenuto della scrittura privata inter alios venga contestato, il documento non viene in rilievo come prova legale e la verità o meno del suo contenuto, dimostrabile con ogni mezzo di prova, è affidata al libero apprezzamento del giudice. Tale interessante principio è stato precisato dalla Corte di Cass. civ. Sez. V, con la sentenza del 15-10-2013, n. 23317



Disconoscimento della fattura ex articolo 214 c.p.c. e verificazione ex articolo 216 c.p.c.

La privazione della efficacia probatoria di una scrittura privata mediante disconoscimento, presuppone che la stessa sia prodotta nel processo per essere utilizzata come mezzo di prova "contro colui al quale la scrittura è attribuita" (il quale assume, pertanto, la posizione di contraddittore necessario), ovvero contro gli eredi od aventi causa dell'autore, non trovando applicazione le indicate norme processuali al di fuori del giudizio: ne segue che, sia nell'ambito di un procedimento di verifica fiscale, che nei rapporti tra soggetti (contribuente ed Amministrazione finanziaria) rispetto ai quali l'apparente autore della scrittura è terzo, il "disconoscimento" della sottoscrizione, compiuto in via extraprocessuale da quest'ultimo, si risolve in una mera allegazione negativa di un fatto (e cioè nella negazione del fatto estrinseco della provenienza dello scritto dal soggetto che lo ha sottoscritto e che, apparentemente, figura come autore), allegazione che potrà assumere diversa rilevanza probatoria nell'eventuale giudizio tra contribuente ed Amministrazione (nel quale l'autore dello scritto non sia stato evocato come parte convenuta), secondo la valutazione che verrà compiuta dal Giudice di merito in ordine alla efficacia dimostrativa dei fatti principali e secondari attribuita al complesso dei mezzi istruttori sperimentati nel giudizio, ma alla quale non possono in nessun caso essere ricondotti gli effetti propri dell'art. 214 c.p.c., e art. 216 c.p.c., comma 1, non essendo attribuiti effetti di prova legale al "disconoscimento della scrittura privata" compiuto al di fuori del processo (vedi, con riguardo agli effetti endoprocessuali del "disconoscimento-verifica" della scrittura privata, Corte Cass. 3' sez. 17.05.2007 n. 11460, in cui si puntualizza che "il riconoscimento tacito della scrittura privata, secondo il modello previsto dall'art. 215 c.p.c., opera esclusivamente nel processo in cui essa viene a realizzarsi, esaurendo i suoi effetti nell'ammissione della scrittura come mezzo di prova, con la conseguenza che la parte interessata, qualora il documento sia prodotto in altro giudizio per farne derivare effetti diversi, può legittimamente disconoscerlo, non operando al riguardo alcuna preclusione" -salvo il giudicato formatosi sulla autenticità della scrittura, in conseguenza di riconoscimento espresso od accertamento all'esito della verificazione).

Ne segue che nel giudizio tributario in cui si controverta in merito al diritto del contribuente di portare in detrazione l'IVA, sull'assunto dell'Ufficio finanziario che la sottoscrizione apposta sulla fattura è stata "contestata" dalla ditta emittente (soggetto terzo estraneo al giudizio), se da un lato non può neppure ravvisarsi un onere di disconoscimento della sottoscrizione apposta dal terzo sulla fattura, exart. 214 c.p.c., a carico della Amministrazione finanziaria (l'onere del disconoscimento della scrittura privata grava, infatti, esclusivamente sul soggetto che appare essere autore della sottoscrizione, e non già sul soggetto, nella specie la P.A., che contesta l'opponibilità del documento, sul presupposto della apocrifa sottoscrizione apposta da un terzo),dall'altro non può neppure, corrispondentemente, configurarsi alcun onere gravante sul contribuente di richiedere, ai sensi dell'art. 216 c.p.c., la verifica della autenticità della fattura sottoscritta dall'emittente, in quanto "quando il contenuto della scrittura privata inter alios venga contestato, il documento non viene in rilievo come prova legale e la verità o meno del suo contenuto, dimostrabile con ogni mezzo di prova, è affidata al libero apprezzamento del giudice".

Pertanto la dichiarazione di disconoscimento della sottoscrizione resa dall’emittente la fattura ai verbalizzanti nel corso della verifica fiscale, non determina ex se il venir meno della fattura quale documento giustificativo della detrazione IVA operata dall' A. (non essendo questi onerato della proposizione della istanza di verificazione exart. 216 c.p.c.), ma deve considerarsi semplicemente alla stregua di uno tra gli elementi indiziari addotti dall'Ufficio a sostegno della pretesa tributaria e sottoposti alla valutazione probatoria del Giudice di merito.



DISCONOSCIMENTO

Costituisce jus receptum il principio secondo cui, in forza del rinvio alle norme del codice di procedura civile operato dall'art. 1, c. 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nel processo tributario trova applicazione l'istituto del disconoscimento delle scritture private exartt. 214 c.p.c. e ss. (Cass. civ. Sez. V, 06-02-2006, n. 2403). Trova applicazione l'istituto del disconoscimentoper la fattispecie relativa al disconoscimento delle sottoscrizioni di fatture da parte di un contribuente, che assume di non averle emesse (Cass. civ. Sez. V, 06-02-2006, n. 2483).

Trova applicazione l'istituto del disconoscimento delle scritture private, con la conseguenza che, in presenza del disconoscimento della firma (nella specie, di un assegno bancario), il giudice ha l'obbligo di accertare l'autenticità delle sottoscrizioni, essendogli altrimenti precluso tenerne conto ai fini della decisione, e a tale accertamento procede ove ricorrano le medesime condizioni che il codice di rito prescrive per l'esperibilità della procedura di verificazione nonché, in caso positivo, con l'esercizio dei poteri istruttori e nei limiti delle disposizioni speciali dettate per il processo tributario. (Sentenza n. 2361 del 31 gennaio 2013 della Cassazione Civile, Sez. V -Cass. civ. Sez. V, 31-03-2011, n. 7355).

La parte contro la quale è prodotta una scrittura privata, se intende disconoscerla, è tenuta a negare formalmente, pur senza l'uso di formule sacramentali la propria scrittura o la propria sottoscrizione; infatti, il disconoscimento, che è equiparabile ad una ordinaria eccezione sostanziale, è un onere della parte contro la quale la scrittura privata è prodotta in giudizio. La copia fotostatica di una scrittura privata, della quale non sia stata disconosciuta la conformità all'originale, ha la stessa efficacia probatoria del titolo originale ovvero la copia fotostatica non autenticata si deve ritenere valida, sia nella sua conformità all'originale che nella scrittura e sottoscrizione, se l'a