L’accertamento presuntivo riferito a dati statistici: non può trattarsi di automatismi accertativi, bensì di elementi tra altri elementi…

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 27 luglio 2013

i dati ISTAT possono essere impiegati, oltre che a scopo statistico, anche quale elemento presuntivo per l’accertamento, in concorso con altri elementi idonei a giustificare la rettifica della dichiarazione

Aspetti generali

Molti sono gli elementi a disposizione del fisco, soprattutto in un contesto di tecnologia avanzata come quello attuale, caratterizzato dalla presenza di numerosissime attività e operazioni «tracciate» dall’inizio alla fine, in grado di evidenziare le scelte e le operazioni quotidianamente compiute da milioni di persone.

Le attività di accertamento, tuttavia, devono necessariamente orientarsi alla conoscenza della situazione specifica del contribuente, senza troppo affidarsi all’elaborazione di dati generali (di tipo statistico), se non, con le necessarie cautele e modalità procedurali, in ipotesi particolari come quelle costituite dagli studi di settore, ovvero dai valori congrui assunti nell’ambito degli accertamenti di tipo «redditometrico».

Nell’ambito degli accertamenti di tipo analitico-induttivo, che consentono agli uffici di operare attraverso ragionamenti presuntivi, è stata ammessa la legittimità dei dati provenienti dalle indagini ISTAT.

Della questione si è occupata la Corte di Cassazione nella sentenza n. 4502 del 22.02.2013, di seguito ripresa e commentata, affermando che i dati ISTAT possono essere impiegati, oltre che a scopo statistico, anche quale elemento presuntivo per l’accertamento, in concorso con altri elementi idonei a giustificare la rettifica della dichiarazione.

 

L’accertamento analitico-induttivo

Le disposizioni fiscali di riferimento per l’accertamento, sia nel settore delle imposte dirette che dell’IVA e delle imposte indirette (registro), stabiliscono o consentono un ampio ricorso al ragionamento inferenziale (presuntivo) da parte dei «controllori».

Le presunzioni quindi accompagnano la fase del controllo in loco e quella dell’accertamento, e possono certamente venire contraddette o temperate attraverso il confronto con i contribuenti, in attuazione di un principio del contraddittorio che (ancorché non contenuto in specifiche disposizioni normative) fa ormai parte della prassi operativa corrente.

Il codice civile distingue tra presunzioni semplici (liberamente apprezzabili dal giudice purché gravi, precise e concordanti) e presunzioni legali, queste ultime ulteriormente divise in assolute (iuris et de iure, non suscettibili di prova contraria) e relative (iuris tantum, con possibilità di prova contraria).

L'art. 39, c. 1, lett. d, del D.P.R. 600/1973, dispone che «se l'incompletezza, la falsità o l'inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati risulta dall'ispezione delle scritture contabili e dalle altre verifiche di cui all'art. 33 ovvero dal controllo della completezza, esattezza e veridicità delle registrazioni contabili sulla scorta delle fatture e degli altri atti e documenti relativi alla impresa nonché dei dati e delle notizie raccol