Configurabilità del concorso tra l’emittente e l’utilizzatore di fatture per operazioni inesistenti

Come è ben noto, l’art. 9 del D.Lgs. n. 74/2000 disciplina il rapporto tra la fattispecie illecita di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti ed il reato di emissione dei medesimi falsi documenti, prevedendo che – in deroga all’art.110 c.p.:

  • l’emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’art. 2;

  • chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’art.8.

In altre parole, l’intento del Legislatore è quello di evitare, in armonia al principio del ne bis in idem, che un soggetto sia punito due volte per una stessa condotta; pertanto, in linea di principio, colui che utilizza, per i successivi obblighi dichiarativi, fatture inesistenti emesse da altro individuo economico, risponde della figura criminosa di cui al già citato art .2, senza concorrere nella diversa fattispecie di cui all’art. 8, configurabile esclusivamente in capo all’emittente.

Tra l’altro, quest’ultimo risponde penalmente a prescindere dall’ammontare indicato nelle false fatture rilasciate1 e dal numero dei documenti emessi nonché dei destinatari dei medesimi, considerato che, a norma dell’art. 8, “l’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato”.

La complessità della dinamica d’imposta ed i connessi schemi frodatori, tesi sovente ad incrementare fittiziamente l’ammontare degli elementi negativi deducibili dalla base imponibile avvalendosi dell’operato di un soggetto giuridico terzo per la produzione di documentazione non veritiera, ha imposto alla giurisprudenza un attento intervento interpretativo che ha delimitato la latitudine applicativa della disposizione in argomento.

In particolare, la Corte di Cassazione, in diverse recenti pronunce, ha ritenuto:

  • configurabile il concorso dell’utilizzatore con la condotta realizzata dall’emittente allorquando le f.o.i. non sono state riportate in dichiarazione, poiché, precedentemente alla presentazione della stessa, ha avuto luogo un’azione ispettiva degli organi preposti;

  • possibile applicare congiuntamente le disposizioni sanzionatorie in trattazione in capo al medesimo individuo che agisce nelle distinte vesti di amministratore di entrambe le entità giuridiche interessate.

Al riguardo, con la sentenza n. 1894 del 12 gennaio 2011, la sezione penale della Corte di Cassazione ha sancito il principio per cui concorre nel reato di emissione di fatture false colui che, dopo averle ricevute, le contabilizza pur non inserendole in dichiarazione, perché prima della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione stessa è intervenuta una verifica dell’Organo preposto. Con la sentenza di che trattasi, è stato infatti fornito un quadro rigoroso e per certi aspetti inedito, considerata la particolarità della fattispecie in esame, in tema di concorso tra il reato di emissione e quello di utilizzo di fatture o altri documenti relativi a operazioni in tutto o in parte inesistenti.

Nel ricorso, l’indagato invocava l’erronea applicazione dell’articolo 9, laddove la disposizione prevede, in deroga all’articolo 110 c.p. (che regola il concorso di persone nei reati), la non punibilità a titolo di concorso nel reato di emissione per chi si avvale di documenti per operazioni inesistenti, reato contestato all’indagato da parte dell’accusa.

A sostegno della propria tesi, la difesa richiamava il principio giurisprudenziale per cui la deroga prevista al citato art. 9 comporterebbe come diretta conseguenza che “perl’emittente la successiva utilizzazione da parte di terzi configura un postfatto non punibile, mentre per l’utilizzatore che se ne avvalga nella dichiarazione annuale, il previo rilascio costituisce un antefatto irrilevante”….

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