Bilancio 2013: il problema delle perdite

Premessa generale
Come di consueto siamo in tempo di bilanci e, anche quest’anno, moltissime aziende dovranno fare i conti con la gestione delle perdite d’esercizio. La crisi economica generale che perdura da alcuni anni certamente non facilita il compito degli Amministratori e dei loro consulenti che si apprestano alla chiusura dei conti ed è pur vero che la perdita d’esercizio può essere pilotata anche con alcune scelte imprenditoriali e, nel caso di specie, il criterio civilistico si scontra sempre con il criterio fiscale; per questi motivi si ritiene utile approfondire le principali problematiche civili e fiscali che possono scaturire dalla rilevazione in bilancio delle perdite d’esercizio.
 
IL CODICE CIVILE E LE PERDITE DEL BILANCIO
La normativa del codice civile prevede tre possibili casistiche:
a) perdita inferiore al terzo del capitale;
b) perdita superiore al terzo del capitale, senza che quest’ultimo si riduca al di sotto dei minimi previsti dalla legge;
c) perdita superiore al terzo che riduca il capitale al di sotto dei minimi previsti dalla legge.
 
Perdita inferiore al terzo del capitale
L’art. 2446 del c.c. prevede che nel caso in cui le perdite non superino il terzo del capitale, la società non è obbligata a coprirle. La scelta di eliminare o meno le perdite è dettata, in questo caso, dalla volontà di distribuire gli utili successivamente conseguiti o di addossare definitivamente sui soci attuali le perdite subite in modo da garantire una maggiore trasparenza sulla reale situazione societaria e facilitare sia l’ingresso di altri soci e sia la circolazione delle partecipazioni.
 
Perdite d’esercizio superiori ad un terzo del capitale sociale
L’art. 2446, c. 1, c.c., dispone che quando il capitale risulta diminuito di oltre un terzo a causa di perdite, l’organo amministrativo (amministratori,consiglio di gestione e, nel caso di loro inerzia, il collegio sindacale) è tenuto ad adempiere ad una serie di obblighi:
1) redigere una situazione patrimoniale accompagnandola con una propria relazione e con le osservazioni del Collegio sindacale;
2) convocare senza indugio l’assemblea per l’adozione degli opportuni provvedimenti;
3) depositare la documentazione di cui al punto 1 presso la sede sociale negli otto giorni che precedono l’assemblea affinché gli azionisti ne possano prendere visione.
 
La soglia di rilevanza che fa scattare le “cautele” di cui sopra è la presenza di perdite di esercizio che, dopo aver assorbito tutte le riserve iscritte in bilancio, vadano ad intaccare il capitale sociale per un ammontare superiore a un terzo. La norma cita inoltre che: “se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l’assemblea ordinaria o il consiglio di sorveglianza che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate. In mancanza gli amministratori e i sindaci o il consiglio di sorveglianza devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal bilancio“.
Gli Amministratori e i sindaci che omettono di convocare l’assemblea dei soci sono puniti con una sanzione che va da € 1.032 ad € 6.197; riguardo al termine di convocazione dell’Assemblea, in assenza di un termine previsto dallo Statuto, si ritiene che il termine da adottare sia quello di 30 giorni dal momento in cui gli Amministratori e i Sindaci hanno avuto conoscenza del fatto; sulla documentazione da predisporre è utile ricordare che, in applicazione dei principi OIC, devono essere predisposti: la situazione patrimoniale,la relazione dell’Organo Amministrativo e quella del Collegio Sindacale o del Comitato di controllo; il mancato deposito della documentazione negli 8 giorni antecedenti l’Assemblea determina l’invalidit&…

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