Il trattamento fiscale delle spese di rappresentanza

Le spese di rappresentanza, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, sono disciplinate dall’art. 108, c. 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, da applicarsi congiuntamente all’art. 109, c. 5, u.p., Tuir, nel caso di spese alberghiere e di ristorazione qualificabili come di rappresentanza.

L’individuazione delle spese di rappresentanza deve essere operata sulla base del D.M. 19 novembre 2008: rientrano nel novero delle spese di rappresentanza le spese per viaggi turistici durante i quali siano programmate e, in concreto, svolte significative attività promozionali dei beni o dei servizi la cui produzione o il cui scambio costituisce oggetto dell’attività caratteristica dell’impresa, ovvero le spese per feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione di ricorrenze aziendali o di festività nazionali o religiose, inaugurazioni di nuovi uffici, sedi o stabilimenti dell’impresa e mostre, fiere ed eventi simili, in cui sono esposti i beni e servizi prodotti dall’azienda. Parimenti viene classificata spesa di rappresentanza ogni altro onere sostenuto per beni e servizi distribuiti o erogati gratuitamente, ivi inclusi i contributi erogati gratuitamente per convegni, seminari e manifestazioni simili il cui sostenimento risponda a criteri di inerenza. Le spese di rappresentanza si considerano inerenti, così come indicato al primo periodo del citato comma 1 del DM 19.11.2008 se:

  • sono state effettivamente sostenute e documentate;

  • riguardano costi per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi;

  • sono effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni, e rispondono a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obiettivo di generare, anche potenzialmente, benefici economici per l’impresa, ovvero sono coerenti con le pratiche commerciali di settore.

Rientrano in questo regime, ad esempio, le erogazioni a favore di clienti, effettivi o potenziali, ma anche quelle a favore di altri soggetti con i quali l’impresa possa avere un interesse a coltivare pubbliche relazioni (circolare Assonime n. 16 del 9 aprile 2009).

Le predette spese di rappresentanza sono deducibili dal reddito nel periodo d’imposta del sostenimento, entro un determinato limite commisurato all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa, così come risultanti dalla dichiarazione dei redditi:

  • limite dell’1,3% dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;

  • limite dello 0,5% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;

  • limite dello 0,1% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni.

L’individuazione della nozione di “ricavi e proventi della gestione caratteristica” deve essere operata sulla base delle voci A1) “Ricavi delle vendite e delle prestazioni” e A5) “Altri ricavi e proventi” del conto economico, redatto a norma dell’art. 2425 c.c.: i relativi importi devono, tuttavia, essere assunti nella loro dimensione fiscalmente rilevante e, quindi, desunti dal Modello Unico (RR.MM. 13 luglio 2009, n. 183/E, e 10 aprile 2008, n. 143/E). Nel caso di holding industriali, i ricavi dalla gestione caratteristica devono essere determinati considerando altresì le voci dell’area finanziaria: C15) “Proventi da partecipazione” e C16) “Altri proventi finanziari”.

Come sopra anticipato, il regime di limitazione della deducibilità opera, anche, nei confronti dei costi di vitto ed alloggio qualificabili come spese di rappresentanza, già soggetti all’autonoma disciplina di cui all’art. 109, c. 5, ultimo periodo, D.P.R. n. 917/1986, che ne prevede una rilevanza fiscale nel limite del 75,00% del loro ammontare, purché si tratti di spese inerenti (C.M. 5 settembre 2008, n. 53/E) e diverse dalle spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, le quali sono ammesse in…

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