La responsabilità fiscale dell'amministratore di fatto

L’articolo 26391 del codice civile afferma che l’amministratore di fatto di una società è da ritenersi responsabile di tutti quei doveri cui è soggetto normalmente anche l’amministratore di diritto; sull’argomento del cd. amministratore di fatto si è espressa di recente la Corte di Cassazione con la sentenza n. 33385 del 29 agosto scorso. Per i giudici di legittimità anche l’amministratore di fatto risponderà per evasione fiscale e omessa presentazione della dichiarazione dei redditi della società.
Accade sempre più spesso che negli accertamenti e verifiche effettuate da parte dell’amministrazione finanziaria nei confronti di società, accanto o in alternativa a reati imputabili all’amministratore di diritto, si annoverano le attività poste in essere da soggetti non investiti formalmente dall’attività di gestione.
Il fenomeno è generalmente collegato a intenti fraudolenti indirizzati all’evasione delle imposte mediante l’attribuzione di cariche societarie ad una c.d. “testa di legno” ossia ad un soggetto privo di qualsivoglia possidenza patrimoniale, nei confronti dei quali si renderebbe vana ed inutile qualsiasi azione esecutiva erariale. In questi casi, i rappresentanti del Fisco devono eseguire le proprie attività nei confronti di un amministratore “apparente” e uno “di fatto” e questo nella consapevolezza che la responsabilità penale può manifestarsi in relazione sia al principio della “personalità” del reato sia alla specifica attribuzione funzionale corrente tra la società ed il soggetto ad essa legalmente preposto. In questo contesto resta indubbia la necessità di individuare e punire chi, per un comportamento omissivo o commissivo, possa aver configurato, tramite il proprio comportamento, ad una responsabilità penale derivante dalla violazione di un obbligo giuridico che, nella fattispecie in commento, è “un obbligo di agire, passibile quindi della composizione di un c.d. reato omissivo proprio”.
La vicenda trae origine a seguito della sentenza del Tribunale che aveva confermato il decreto del Giudice per le Indagini Preliminari; il GIP aveva disposto il sequestro per equivalente nei confronti di un amministratore di fatto di una SRL per aver omesso di presentare le dichiarazioni annuali IRES e IVA per gli anni di imposta 2007, 2008 e 2009, con il conseguente mancato versamento delle imposte dovute per un ammontare complessivo superiore a un milione di euro.
Occorre evidenziare che è molto più diffusa di quanto possa immaginarsi, ed è spesso collegata a fenomeni fraudolenti e particolarmente insidiosi, strumentali all’evasione delle imposte, l’attribuzione di cariche societarie in capo a meri prestanome che si impegnano in maniera più o meno inconsapevole ad assumersi ogni responsabilità amministrativa ed eventualmente penale2.
È in tali circostanze che viene a delinearsi la figura dell’amministratore di fatto, ovverosia di colui che, senza una investitura formale, si inserisce nella gestione di una società, esercitando in modo continuativo funzioni gestorie riservate dalla legge agli amministratori di diritto, con il loro consenso espresso o tacito e comunque senza alcuna opposizione da parte degli stessi. In proposito, l’art. 2639 del codice civile, con riferimento ai reati societari, ha risolto il contrasto dottrinale e giurisprudenziale sui criteri di individuazione di tale figura, assimilando i soggetti di diritto a quelli di fatto ed affermando testualmente che “al soggetto formalmente investito della qualifica o titolare della funzione prevista dalla legge civile è equiparato sia chi è tenuto a svolgere la stessa funzione, diversamente qualificata, sia chi …

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