I limiti di reddito per l’accesso al gratuito patrocinio

Il Legislatore, al fine di dare concreta attuazione al principio costituzionale di cui all’art. 24, in ragione del quale tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi e – tal fine – sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione, ha introdotto l’istituto del patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario.

In particolare, l’art. 74 del D.P.R. n. 115/2002 prevede espressamente che:

E’ assicurato il patrocinio nel processo penale per la difesa del cittadino non abbiente, indagato, imputato, condannato, persona offesa da reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile ovvero civilmente obbligato per la pena pecuniaria.

E’, altresì, assicurato il patrocinio nel processo civile, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione, per la difesa del cittadino non abbiente quando le sue ragioni risultino non manifestamente infondate.”

Con riferimento ai presupposti soggettivi richiesti per l’accesso al dianzi citato beneficio, l’art. 76 del provvedimento normativo in questione dispone che:

  • l’istante deve essere titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 10.766,331.

Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso il richiedente. Il citato limite di reddito, solo con riferimento ai processi penali, viene elevato, ai sensi dell’art.92, di €. 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi;

  • si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi.

 

Attraverso una norma “indirettamente sanzionatoria”, i summenzionati dispositivi di attuazione del principio costituzionale del diritto di difesa vengono soggettivamente esclusi per tutti coloro i quali risultino già condannati con sentenza definitiva per i reati di cui agli artt. 416-bis c.p., 291-quater del T.U.L.D. (D.P.R. n. 43/1973), agli artt. 73 (con riferimento alle ipotesi aggravate di cui all’art.80) e 74, co. 1 del D.P.R. n. 309/1990, nonché per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni criminali. In tali circostanze, infatti, i limiti di reddito, ai soli fini dell’accesso al gratuito patrocinio, si ritengono comunque superati.

Ex pluribus, il beneficio in argomento non può essere richiesto, nell’ambito di procedimenti penali, da coloro i quali risultano indagati, imputati o condannati per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Al contrario, per quei soggetti vittime dei reati di cui agli artt. 609-bis, 609-quater e 609-octies, nonché, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies del codice penale, l’ammissione al patrocinio è consentita anche in deroga ai limiti di reddito in analisi.

Per l’ottenimento del gratuito patrocinio, è necessaria la presentazione di apposita istanza all’organo competente, individuato nell’ufficio del magistrato con riferimento ai procedimenti penali e al consiglio dell’ordine degli avvocati in relazione al processo civile, amministrativo, contabile e tributario.

La suddetta domanda, redatta in carta semplice, deve necessariamente indicare:

  • la richiesta di ammissione al patrocinio e l’indicazione del processo cui si riferisce, se già pendente;

  • le generalità dell’interessato e dei componenti la famiglia…

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