Perdite costanti e ricarichi modesti giustificano l’accertamento

di Francesco Buetto

Pubblicato il 29 gennaio 2013

il fatto che una società dichiari per più periodi d'imposta continue perdite d'esercizio è una situazione automaticamente sospetta per il Fisco

In tema di IVA, la circostanza che un'impresa commerciale dichiari per più annualità un volume di affari di molto inferiore agli acquisti ed applichi modestissime percentuali di ricarico sulla merce venduta costituisce una condotta commerciale anomala, di per sè sufficiente a giustificare, da parte dell'Amministrazione, una rettifica della dichiarazione, ai sensi dell’art.54, del D.P.R. n.633/72, con conseguente potere di applicare anche una diversa percentuale di ricarico.

E’ questo, in estrema sintesi, il principio ricavabile dalla lettura della sentenza n. 1053 del 17 gennaio 2013 (ud. 5 luglio 2011) della Corte di Cassazione.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte rileva che la Commissione Tributaria Regionale ha fondato la propria decisione sull'assunto che gli elementi di fatto dai quali l'amministrazione ha tratto le presunzioni sulle quali si fonda l'accertamento impugnato (riepilogati dalla stessa sentenza gravata nell'esiguità degli utili di bilancio, nella presenza di bilanci in perdita, nella mancata indicazione delle spese di manutenzione e gestione dell'autovettura, nella presenza di ricarichi non adeguati, nella sproporzione fra i beni strumentali e i redditi) non sarebbero in realtà idonei a sorreggere dette presunzioni in quanto "non costituiscono incongruenze e non risultano talmente gravi da inficiare le scritture contabili, fondandosi su valutazioni astrattamente possibili, ma prive di un'effettiva e concreta certezza"; secondo il giudice di merito, quindi, "la difformità riscontrata non raggiunge livello di abnormità e irragionevolezza tali da privare la documentazione contabile di ogni attendibilità", cosicchè non sarebbe stata raggiunta la prova "di una divergenza di entità così rilevante da giustificare l'accertamento di tipo induttivo operato dall'Ufficio".

Per la Suprema Corte tale argomentazione è in primo luogo apodittica, perchè il giudice di merito non spiega le ragioni che lo hanno indotto a ritenere che “risultanze contabili caratterizzate da una costante sequenza di esercizi in perdita alternati ad eserc