I costi delle operazioni soggettivamente inesistenti

Novella

Il comma 4-bis dell’articolo 14, legge 24 dicembre 1993, n. 537, che disciplina l’indeducibilità dei costi da reato, è stato modificato dall’art. 8, cc. 1-3, D.L. 2 marzo 2012, n. 16, poi novellato dalla legge di conversione 26 aprile 2012, n. 44.

 

Costi delle operazioni soggettivamente inesistenti nel quadro di una c.d. frode carosello

Orbene,la società che ha ricevuto consapevolmente la fattura non dall’effettivo venditore ma da una cartiera può comunque dedurre i costi sostenuti per l’acquisto. In tema di imposte sui redditi, a norma dell’art. 14, c. 4-bis, L. n. 537 del 1993 nella formulazione introdotta con l’art. 8, c. 1, dl n. 16 del 2012, sono deducibili per l’acquirente dei beni i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti, per il solo fatto che essi sono sostenuti nel quadro di una c.d. frode carosello, anche per l’ipotesi che l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo che si tratti di costi che a norma del Tuir siano in contrasto con i principi effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità (Cass. civ. Sez. V, Sent., 20-06-2012, n. 10167) La Corte di Cassazione, con sentenza 20 giugno 2012, n. 10167, ha stabilito che “sono deducibili per l’acquirente dei beni i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti, per il solo fatto che essi sono sostenuti nel quadro di una c.d. ‘frode carosello’, anche per l’ipotesi che l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo che si tratti di costi che a norma del Tuir siano in contrasto con i principi effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità”. Ai soggetti terzi coinvolti nelle frodi carosello non è più contestabile, alla luce della nuova norma, la deducibilità dei costi, in quanto i beni acquistati non sono stati utilizzati direttamente per commettere il reato ma, nella maggior parte dei casi, per essere commercializzati, venduti. Sicché non è più sufficiente il coinvolgimento (anche consapevole) dell’acquirente in operazioni che siano fatturate da soggetto diverso dall’effettivo venditore perché non siano deducibili, ai fini delle imposte sui redditi, i costi relative alle predette operazioni.

 

Fatture soggettivamente inesistenti

L’indeducibilità non trova applicazione per i costi e le spese esposti in fattura o altri documenti aventi analogo rilievo probatorio che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi. Si tratta di operazioni realmente avvenute in cui, di norma, il cedente o il prestatore non è quello reale. È il caso della maggior parte delle frodi carosello. Ne consegue che i soggetti terzi coinvolti nelle frodi carosello non hanno più problemi di deduzione del costo; i beni acquistati non sono stati utilizzati direttamente per commettere il reato ma, nella maggior parte dei casi, per essere commercializzati, venduti.

 

Principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità

Resta comunque aperto il problema della concreta deducibilità dei costi in relazione ai principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità. Tuttavia, anche per le operazioni soggettivamente inesistenti restano applicabili le disposizioni che sanciscono l’indetraibilità dell’IVA e la deducibilità dei costi in armonia al principio di inerenza.

 

Indetraibilità dell’Iva

Per la indetraibilità dell’Iva, essa resta tale in caso di partecipazione consapevole alla frode. Per quanto concerne la nuova disciplina dei costi da reato,s ussiste la piena deducibilità dei costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti.

Resta ovviamente ferma l’indetraibilità dell’Iva sugli acquisti relativi a fatture oggettivamente inesistenti.

 

Deducibilità

Prima delle modifiche apportate al citato art. 14, c. 4-bis, della legge 537/1993 era previsto che, nella determinazione del reddito imponibile, non fossero ammessi in deduzione i costi o le spese…

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