Beni in godimento ai soci: le ultime indicazioni ai fini del ricalcolo degli acconti, attenzione agli autoveicoli

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 8 ottobre 2012

un riassunto di tutte le novità relative al godimento dei beni d'impresa da parte dei soci o dei familiari dell'imprenditore, con analisi ed esempi dei casi più complessi: le società in trasparenza, il problema delle autovetture

Come è noto, con circolare n. 24/E del 15 giugno 2012 l’Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti sulle modalità applicate dei beni concessi in godimento a soci o familiari, ai sensi dell’art. 2, cc. da 36-terdecies a 36- duodevicies, del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

In pratica, il legislatore ha introdotto delle disposizioni volte a contrastare il fenomeno della concessione in godimento di beni relativi all’impresa a soci o familiari dell’imprenditore per fini privati.

L’ipotesi individuata dal legislatore è quella in cui i beni relativi all’impresa vengano concessi in godimento a condizioni più favorevoli rispetto a quelle che caratterizzano il mercato, vale a dire:

  • senza corrispettivo;

  • con un corrispettivo inferiore a quello che sarebbe ritraibile secondo una libera contrattazione tra parti contrapposte e consapevoli.

 

In particolare, per la suddetta fattispecie è prevista, per i soggetti che ricevono in godimento beni aziendali, la tassazione di un reddito diverso, determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento e per il soggetto concedente i beni in godimento, l’indeducibilità dei relativi costi sostenuti.

Tale fattispecie si differenzia dall’autoconsumo familiare, dall’assegnazione dei beni a soci, nonché dalla destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, in quanto, diversamente dai casi sopra richiamati, la disposizione riguarda beni che non fuoriescono dal regime di impresa.

Inoltre, al fine di monitorare tali fattispecie è stato, inoltre, introdotto l’obbligo, per i soggetti interessati, di comunicare i dati relativi ai beni dell’impresa concessi o ricevuti in godimento.

 

LA CIRCOLARE N.24/2012

Ambito soggettivo

Destinatari delle disposizioni introdotte sono:

  • i soggetti che concedono in godimento i beni (concedenti);

  • i soggetti che li ricevono (utilizzatori).

 

In particolare, gli utilizzatori che rientrano nell’ambito applicativo della norma sono i soggetti che beneficiano dei beni relativi all’impresa nella propria sfera privata.

Più precisamente sono interessati dalla disposizione:

a) i soci, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, di società e di enti privati di tipo associativo residenti che svolgono attività commerciale;

b) i familiari, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, dell’imprenditore individuale residente nel territorio dello Stato.

Per le Entrate, rientrano nell’ambito di applicazione della disposizione in esame:

c) il soggetto residente e non residente (cfr. articolo 23, comma 1, lettera f) che nella sfera privata utilizza in godimento beni della sua impresa commerciale residente nel territorio dello Stato;

d) i familiari, residenti o non residenti nel territorio dello Stato, dei soggetti di cui alla lettera a).

 

I familiari dell’imprenditore e dei soci vanno individuati, ai sensi dell’art.5, comma 5, del TUIR, pertanto, sono tali “il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado”.

Devono essere considerati destinatari della disposizione in esame anche i soci o i loro familiari che ricevono in godimento beni da società controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 del codice civile a quella partecipata dai medesimi soci.

Sono esclusi dall’applicazione della norma i soggetti utilizzatori che per loro natura non possono essere titolari di reddito diverso.

Per quanto concerne i soggetti concedenti, sono da includere nell’ambito applicativo della nuova disposizione, purché residenti:

- l’imprenditore individuale;

- le società di persone (società in nome collettivo e società in accomandita semplice);

- le società di capitali (società per azioni, società a responsabilità limitata, società in accomandita per azioni);

- le società cooperative;

- le stabili organizzazioni di società non residenti;

- gli enti privati di tipo associativo limitatamente ai beni relativi alla sfera commerciale.

 

Restano escluse dall’applicazione della norma le “società semplici” concedenti, in quanto soggetti che non svolgono attività d’impresa.

 

Ambito oggettivo

I beni dell’impresa oggetto della disciplina in esame sono quelli strumentali, i beni-merce e gli immobili-patrimonio.

In particolare, per l’imprenditore individuale, si considerano relativi all’impresa, quelli di cui all’art. 65 del TUIR, vale a dire i beni indicati nell’inventario.

Per le società, sia di persone che di capitali, tutti i beni ad esse appartenenti.

Per le società di fatto assumono, invece, rilevanza i beni-merce e i beni strumentali, compresi quelli iscritti in pubblici registri a nome dei soci ed utilizzati esclusivamente come strumentali per l’esercizio dell’impresa.

Si tratta di tutti i beni di cui l’impresa ha conseguito la disponibilità, posseduti in proprietà o in base ad un diritto reale ovvero detenuti in locazione, anche finanziaria, noleggiati o ricevuti in comodato.

Sono esclusi dalla disciplina tutti i beni rientranti nella categoria “altro” del tracciato record contenuto nell’allegato tecnico al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16 novembre 2011 che hanno un valore non superiore a tremila euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto applic