Il superamento del termine di durata delle verifiche rende nullo il P.V.C. e il contribuente vince il contenzioso!

di Antonio Terlizzi

Pubblicato il 8 settembre 2012

cosa avviene quando i verificatori eccedono nel tempo di permanenza presso il contribuente? Deve ritenersi viziato di nullità il processo verbale di constatazione redatto dai verificatori che abbiano superato, in violazione dell’art. 12 L. n. 212/2000 e della L. n. 241/1990 in materia di procedimento amministrativo, i termini temporali massimi consentiti per la permanenza, dovuta a verifiche, presso la sede del contribuente

Premessa

Sussiste la validità degli avvisi di accertamento emessi dal fisco a seguito di verifiche che si sono protratte oltre il termine di cui all’art. 12, c. 5, della Legge n. 212 del 27 luglio 2000?

Quali sono gli effetti della novella dell’art. 12, c. 5 della Legge n. 212 del 27 luglio 2000 sul computo del termine di permanenza dei verificatori presso la sede del contribuente nel corso delle operazioni di verifica, nonché le conseguenze del mancato rispetto del termine medesimo sulla validità dell’avviso di accertamento?

Il presente contributo precisa i profili di diritto rilevanti ai fini di una efficace difesa del contribuente nel processo e precisamente analizza le eccezioni del contribuente che riguardano:

a) il calcolo del termine di permanenza dei verificatori sulla base dei giorni complessivamente trascorsi tra l’inizio e la fine delle operazioni di verifica;

b) l’inutilizzabilità dei dati e delle prove raccolte in conseguenza del mancato rispetto del suddetto termine.

 

Calcolo del termine di permanenza

L’art. 12, c. 5, della Legge n. 212/2000, nella sua originaria formulazione, stabiliva ai periodi primo e secondo che “La permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio. Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell’ufficio, per specifiche ragioni”.

Secondo la tesi erariale (Circolare n. 64/E del 27 giugno 2001; Circolari della Guardia di Finanza n. 250400 del 17 agosto 2000 e n. 1/2008 del 29 dicembre 2008), ai fini del computo dei giorni di permanenza di cui al comma 5 del citato art. 12, vanno considerati i giorni di effettiva presenza presso il contribuente a decorrere dalla data di accesso.

La Legge 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, c. 5, nel fissare agli "operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria" il termine ("prorogabile per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio") di "trenta giorni lavorativi", regola unicamente la permanenza degli stessi "presso la sede del contribuente" quando "dovuta a verifiche": il termine in questione, quindi, assume rilevanza sol a seguito della somma dei "giorni lavorativi" di effettiva "permanenza ... presso la sede del contribuente"; il computo dello stesso, pertanto, non può essere compiuto soltanto sulla base dei giorni trascorsi tra l’inizio e la fine delle operazioni di verifica, computando quindi anche quelli impiegati per verifiche eseguite al di fuori della “sede del contribuente” (Cassazione sentenza del 11 novembre 2011, n. 23595)

 

Novella

La disposizione in esame è stata oggetto di modifica ad opera dell’art. 7, c. 2, lett. c del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (noto come Decreto Sviluppo), convertito con modifiche dalla l