Professionisti, la registrazione riepilogativa va bene anche per le dirette

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 80/E del 24 luglio scorso ha fornito chiarimenti riguardo all’interpretazione dell’art.6 del d.p.r. 695/1996.
 
La norma
L’art.6 del d.p.r. 695/1996 prevede la possibilità di registrare in un documento riepilogativo mensile le fatture – sia di vendita che di acquisto – di importo non superiore a 300 euro (Importo elevato dal DL del 13/05/2011 n. 70, articolo 7 da euro 154,90 a euro 300,0) ciascuna.
Pertanto, allo stato, i soggetti passivi IVA hanno la possibilità di registrare le fatture attive e/o passive, se di importo inferiore a Euro 300,00, attraverso un documento riepilogativo nel quale devono essere indicati:

i numeri delle fatture cui si riferisce;

l’ammontare complessivo imponibile delle operazioni;

l’ammontare dell’imposta distinto per aliquota applicata.

 
Il quesito
Uno studio professionale interpella l’Amministrazione Finanziaria sulla compatibilità dell’annotazione delle fatture effettuata ai sensi del citato articolo 6 con la corretta registrazione degli incassi e dei pagamenti ai fini della determinazione del reddito professionale.
In sostanza, il contribuente – non avendo optato per la tenuta della contabilità ordinaria – ritiene sicuramente sussitente tale compatibilità, in particolare con riferimento alla registrazione dell’attivo, ed evidenzia che ciascuna fattura nel documento riepilogativo sarebbe indicata riportando numero, data, imponibile, contributo integrativo e Iva e che l’eventuale mancato incasso di una fattura emessa sarebbe comunque rilevabile dal registro Iva tramite un’apposita annotazione nella relativa sezione “mancati incassi e pagamenti”.
 
Il parere dell’Agenzia delle entrate.
L’assunto proposto dal contribuente è pienamente condiviso dall’Amministrazione Finanziaria che nel motivare la propria posizione sulla soluzione interpretativa sollevata fa riferimento al combinato disposto di varie disposizioni di carattere generale attinenti all’ambito dell’Iva (artt. 23 e 25 d.p.r. 633/1973) e delle Imposte dirette (artt. 19 e 54 del d.p.r. 600/1972).
L’Articolo 19 d.p.r. 600/1972, rubricato “Scritture contabili degli esercenti arti e professioni” prevede – per le persone fisiche che esercitano arti e professioni e le società o associazioni fra artisti e professionisti, di cui alle lettere e) ed f) dell’articolo 13 del medesimo decreto – la tenuta di un registro cronologico in cui annotare le somme percepite nell’esercizio dell’arte o della professione, sotto qualsiasi forma e denominazione, anche a titolo di partecipazione agli utili, indicando gli elementi e precisamente:

l’importo del corrispettivo, al lordo o al netto della parte che costituisce rimborso di spese diverse da quelle inerenti alla produzione del reddito (le quali ultime sono incluse nel compenso), eventualmente anticipate direttamente in nome e per conto del cliente, e l’ammontare della ritenuta d’acconto subita;

le generalità, il comune di residenza anagrafica e l’indirizzo del soggetto che ha effettuato il pagamento;

gli estremi del documento.

Il citato registro cronologico, come è noto, può non essere tenuto laddove sui registri IVA vengano effettuate separate annotazioni delle operazioni non soggette a registrazione ai fini di tale imposta.
 
Nei medesimi registri Iva, al fine di rispettare il principio di cassa enunciato dall’articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per ciscuna operazione occorre eseguire specifiche registrazioni dalle quali risultino, se presenti, gli importi complessivi di eventuali mancati incassi e pagamenti nell’anno di annotazione con riferimento, appunto, al periodo d’imposta in cui …

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