La successione anticipata non è abuso del diritto

Con sentenza n. 11357 del 6 luglio 2012 (ud. 30 gennaio 2012) la Corte di Cassazione ha ritenuto non elusivo anticipare gli effetti della successione, rientrando nella logica della pianificazione familiare.

 

IL PROCESSO

La Commissione tributaria di secondo grado di Trento, confermando la decisione di primo grado e respingendo l’appello proposto dall’Amministrazione finanziaria, ha disconosciuto il fondamento della ripresa fiscale operata dall’Ufficio, che aveva ravvisato finalità ed effetti elusivi in un’operazione negoziale posta in essere da un contribuente nel corso del 1998.

Questi, infatti, in data 27 aprile 1998, con due distinti atti aveva donato ai due figli un terreno di sua proprietà, per il quale alcuni giorni prima aveva effettuato un frazionamento. I donatari con atto in data 1 luglio 1998 avevano venduto ad una società di costruzioni le particelle catastali risultanti dal frazionamento per il prezzo complessivo di L. 456.630.000, prevedendosi nel contratto che il corrispettivo fosse regolato col trasferimento di due appartamenti che la società stava costruendo, per i rispettivi prezzi dichiarati di L. 165.000.000 e L. 155.000.000, mentre la differenza era versata in contanti.

In data 6 aprile 2005 l’Ufficio notificava avviso di accertamento, disconoscendo ai fini fiscali gli effetti degli atti di donazione ed imputava al donante la plusvalenza imponibile ex art. 67 T.U.I.R., con conseguente accertamento della maggiore imposta ai tini Irpef per l’anno 1998 di Euro 50.668,18, oltre a sanzioni.

La Commissione di secondo grado motivava la propria decisione, osservando che, come già rilevato dai giudici di primo grado, “non vi erano motivi per dubitare della concreta volontà del donante di beneficiare i propri figli per aiutarli a inserirsi e a compiere scelte, quale l’acquisto della prima casa, determinanti per il loro avvenire, anticipando così gli effetti della successione”.

Inoltre, i motivi prospettati dall’Ufficio non presentavano le caratteristiche della gravità, precisione e concordanza necessari per configurare la presunzione sulla base della quale l’Ufficio stesso aveva effettuato la ripresa; infatti:

– l’irregolarità dell’operazione non era stata dimostrata nè in ordine ai pagamenti effettuati, rimasti sempre nella disponibilità dei donatari, nè con riferimento alla scansione temporale delle diverse operazioni negoziali poste in essere, fermo restando che la tesi dell’Ufficio non poteva essere sostenuta aprioristicamente, ma doveva essere valutata con riferimento alla singola fattispecie concreta;

– il problema fiscale sollevato dall’Amministrazione esisteva, ma era stato successivamente risolto dal legislatore con il D.L. n. 223 del 2006, art. 37, cc. 38 e 39, che aveva reso imponibile la plusvalenza realizzata in seguito alla vendita di immobili ricevuti per donazione.

 

Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione l’Amministrazione finanziaria.

 

LE RAGIONI DELLE ENTRATE

Le Entrate denunciano vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione, deducendo che la Commissione di secondo grado ha argomentato solo in modo vago e generico sulla rilevanza dei numerosi elementi di fatto dedotti dall’Amministrazione, che delineavano un comportamento negoziale antieconomico e contrastante con la comune esperienza, secondo cui i soggetti che intendono realizzare un effetto giuridico tendono a porre in essere il minor numero possibile di negozi.

Deducono altresì che i giudici di appello, rilevando che il problema fiscale esisteva ma era stato successivamente risolto da legislatore, con successiva normativa che aveva reso imponibile la plusvalenza realizzata in seguito alla vendita di immobili ricevuti per donazione, erano caduti in evidente contraddizione, perchè da un lato avevano percepito il profilo elusivo dell’operazione, ma nello stesso tempo avevano rigettato le tesi dell’Ufficio sulla base di un ragionamento privo di sostegno logico.

Inoltre, le ricorrenti denunciano…

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