Senza soldi non si concilia

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 19 luglio 2012

solo il pagamento delle somme dovute rende esecutiva la conciliazione giudiziale

Con sentenza n. 11125 del 3 luglio 2012, la Corte di Cassazione ha confermato che solo il pagamento delle somme dovute rende esecutiva la conciliazione giudiziale.

 

Il fatto

La controversia promossa contro l'Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione recante il rigetto dell'appello proposto dalla Agenzia contro la sentenza della CTP di Perugia che aveva dichiarato estinto, per intervenuta conciliazione, il giudizio relativo a degli avvisi di accertamento, per Iva, Irap ed Irpef relativi agli anni 199-2001.

La CTR affermava che, successivamente alla conciliazione giudiziale di cui all'art. 48 del d.lgs. 546/92, il mancato pagamento da parte del contribuente delle rate successive alla prima non legittimasse l'ufficio a richiedere la riapertura del processo dopo la pronuncia di estinzione.

 

Le doglianze dell’Agenzia delle Entrate

Secondo l'Agenzia la sentenza dei giudici di secondo grado è illegittima per violazione e falsa applicazione dell'art. 48, terzo comma del D.lgs. 546/92 in relazione all'art. 360 c. 1 n. 3 c.p.c. laddove la CTR ha ritenuto perfezionato l'accordo portato nel processo verbale di conciliazione con il mancato pagamento della sola prima rata, in assenza di prestazione di garanzia fideiussoria sull'importo delle rate successive.

 

Motivi della decisione

Per la Suprema Corte la censura è fondata. “Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 48, comma 3, nel testo applicabile ratione temporis, prevede che la conciliazione si perfeziona con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di redazione del processo verbale, dell'intero importo do