Le novità sul concordato preventivo

di Antonella Benedetto

Pubblicato il 6 luglio 2012

il decreto per lo sviluppo economico innova in modo sostanziale la discplina del c.d concordato preventivo per facilitare la risoluzione delle crisi d'impresa e la sopravvivenza delle imprese in crisi

Approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 15 giugno, il c.d. “Decreto Sviluppo” contenente “misure urgenti per la crescita del Paese” è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 26 giugno, con decorrenza immediata.

Il provvedimento del Governo, contenente una serie di misure finalizzate a favorire lo sviluppo economico del Paese, ha previsto, tra l’altro, importanti novità in materia di crisi di impresa e di procedure concorsuali, con particolare riferimento alle procedure che si propongono come alternative a quella fallimentare (art. 33). In particolare, allo scopo di rafforzare gli strumenti legislativi che consentono di “aiutare” le imprese che si trovano in una situazione di difficoltà economica e finanziaria e di limitare il numero di fallimenti aziendali, il decreto è intervenuto in maniera significativa sul tema del concordato preventivo, oltre che su quello degli accordi di ristrutturazione aziendali, facilitando l’imprenditore nella fase di ammissione alla procedura concorsuale. Il nuovo provvedimento normativo prevede, in pratica, che l’impresa che si trovi in una situazione di crisi possa presentare anche solo la domanda di concordato preventivo, senza l’ulteriore documentazione prevista dalla normativa, per poter accedere alle “protezioni” previste dalla legge fallimentare e, nel contempo, continuare l’attività di impresa anche in un’ottica di risanamento.

 

Concordato preventivo: le finalità dell’istituto

Il concordato preventivo costituisce una procedura concorsuale volta a regolare in tempi brevi i rapporti dell’impresa (imprenditore individuale o società) con i creditori, attraverso una pluralità di soluzioni ed in via negoziale. La funzione dell’istituto può essere sia liquidatoria che conservativa, anche se gli ultimi orientamenti legislativi sembrano voler favorire la continuazione dell’attività di impresa. L’istituto è stato, difatti, oggetto di cambiamento nei suoi aspetti più essenziali in un primo momento con la prima riforma fallimentare (D.L. n. 35/2005 successivamente convertito nella Legge n. 80/2005) e, successivamente, con il decreto correttivo della riforma (d.lgs. n. 169/2007). Oggi tale procedura ha una funzione più ampia rispetto al passato, consentendo all’imprenditore insolvente o che, comunque, si trovi in una situazione di difficoltà finanziaria, di proporre un “risanamento” della situazione debitoria in modo da favorire la conservazione dell’attività d’impresa previo il salvataggio dell’azienda.

Funzione centrale della procedura assume l’accordo tra debitore e creditori volto a regolare, rapidamente, la propria esposizione debitoria con la massa dei creditori, mediante una proposta presentata dal debitore (imprenditore individuale o società) ai propri creditori finalizzata ad evitare il fallimento o a superare un momento di difficoltà, sulla base di un piano finalizzato a soddisfare almeno parzialmente i creditori e a continuare l’attività di impresa.

 

I presupposti per la presentazione del ricorso

La legge fallimentare richiede una serie di requisiti sia di naturasoggettiva che oggettiva in presenza dei quali è possibile, per l’imprenditore che si trova in una situazione di difficoltà economica, richiedere l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.

In particolare, può presentare la domanda l’imprenditore“non piccolo”che esercita attività commerciale (art. 1, l. fall.) (requisito soggettivo); inoltre, per poter accedere alla procedura, l’imprenditore esercente l’attività commerciale deve dimostrare la sussistenza di ulteriori requisiti di natura oggettiva:

  • il superamento delle soglie di fallibilità, di cui all’art. 1, c. 2, l. fall.;

  • la presenza di uno “stato di crisi” (art. 160, c. 1., l. fall.).

 

In particolare, secondo le disposizioni dell’art. 1, l. fall., “non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;

b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;

c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila”.

 

Le principali novità del decreto sviluppo: il deposito del ricorso

La prima fase della procedura di ammissione al concordato preventivo è rappresentata dalla predisposizione del “piano” ossia della proposta di concordato, che verrà poi sottoposta al giudizio dei creditori oltre che all’esame del tribunale, nonché dalla presentazione della domanda sotto forma di ricorso.

Il nuovo decreto sviluppo ha apportato delle modifiche significative soprattutto alla normativa che disciplina tale momento della procedura concorsuale.

 

La domanda per l’ammissione alla procedura deve essere presentata con ricorso da depositarsi, a cura del debitore, presso il tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale.

La domanda deve sottoscritta dal rappresentante legale, tenendo conto che:

  • nelle società di persone la decisione é deliberata dai soci che rappresentano la ma