E' abuso del diritto mascherare l'abitazione di lusso per fruire di agevolazioni prima casa

Con sentenza n. 10807 del 28 giugno 2012 (ud. 18 aprile 2012) la Corte di Cassazione ha confermato che, in materia di agevolazioni prima casa, anche il piano interrato, non conforme ai regolamenti edilizi, fa parte della superficie utile per far scattare il cd. lusso.
 
Il CASO
Le agevolazioni prima casa, per l’acquisto di un immobile da una impresa di costruzioni (aliquota agevolata del 4% prevista per l’acquisto di case di abitazione non di lusso, di cui alla Tabella A, parte seconda, n. 21 allegata al D.P.R. n. 633 del 1972), venivano revocate dall’ufficio per violazione dell’art. 1, nota 2 bis, della Tariffa parte prima allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, trattandosi di unità con superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (D.M. 2 agosto 1969 abitazioni di lusso).
Avverso il provvedimento di revoca, e conseguente recupero delle somme dovute, il contribuente adiva i giudici tributari che, nei primi due gradi di giudizio, respingevano le doglianze del contribuente che si fondavano su una perizia dell’Agenzia del Territorio, da dove emergeva che la casa di abitazione, composta da due piani fuori terra e un piano interrato, ha una superficie utile complessiva di mq. 277,15 di cui mq. 100,20 al piano terra, mq. 75,50 al primo piano e mq. 101,45 al piano interrato (“riferendosi la norma alla superficie utile, ossia in concreto fruibile, non rileva … che l’area del piano interrato che ha concorso al superamento del limite dei 240 mq. non sia abitabile in senso stretto”; oltretutto, detti locali non rientrerebbero comunque nei parametri stabiliti dal regolamento edilizio per le abitazioni: altezza di 2,60 mentre i regolamenti ne richiedono 2,70).
 
LA SENTENZA
Il punto essenziale della sentenza della Suprema Corte è quello in cui afferma che l’altezza del piano interrato, pari a m. 2,60, insufficiente per il rispetto di quanto statuito dal regolamento edilizio del Comune di B., è un motivo irrilevante ai fini della decisione.
In via preliminare – considerato che “le norme relative ad agevolazioni o benefici in genere in materia fiscale non sono passibili di interpretazione analogica, sicchè essi non possono essere riconosciuti nelle ipotesi in cui non siano espressamente previsti” (Cass., trib., 26 ottobre 2011 n. 22279, la quale richiama, ex permultis, “Cass. … n. 26106 del 30/11/2005”) – va evidenziato che “la definizione del procedimento che attiene alla verifica dell’abitabilità” (quindi pure il risultato, anche presumibilmente negativo, della stessa) “resta estranea al rapporto tributario” perchè (Cass. trib., 15 aprile 2005 n. 7905, pure per la quale resta “estranea alla sfera attinente al rapporto tributario tutto quanto afferisce alla effettività abitabilità del bene stesso, ovvero alle sue caratteristiche igienico-sanitarie”) quella “definizione” è rilevante solo nel caso in cui la norma tributaria inserisca, tra “i requisiti postulati per l’applicazione” di un’imposta, “l’uso effettivo del fabbricato”: in aderenza, questa Corte ha già specificamente statuito la “irrilevanza del rilascio del certificato di abitabilità ai fini dell’imposizione ICI” (Cass. trib., 5 marzo 2009 n. 5372 ord., che ricorda “già Cass. nn. 7905 del 2005 e 24924 del 2008”).
L’art. 5 del D.M. 2 agosto 1969 qualifica “abitazioni di lusso” le “case composte di uno o più piani costituenti unico alloggio padronale aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 200 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed aventi come pertinenza un’area scoperta della superficie di oltre sei volte l’area coperta”.
Assume, quindi, rilevanza interpretativa il riferimento alla superficie utile: deve considerarsi, infatti, “superficie” computabile tutta quella che fa parte della “casa” (sia composta di “uno o più piani”, purchè costituenti “unico alloggio”), quindi dell’intero …

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