La legittimità delle percentuali di ricarico

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 15 maggio 2012

quando i dati economico-contabili presentano gravi incongruenze, allora il Fisco può procedere ad accertamento induttivo nei confronti del contribuente

Con sentenza n. 4952 del 28 marzo 2012 (ud. 9 febbraio 2012) la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il comportamento dell’ufficio che ha applicato, in sede di accertamento, la percentuale di ricarico praticata dal contribuente in un anno diverso rispetto a quello accertato.

 

Il pensiero della Corte di Cassazione

La Corte rileva, innanzitutto, che già la CTR aveva ritenuto corretta la determinazione induttiva del reddito operata dall'Ufficio sulla base del costo del venduto nell'anno 2003 affermando di condividere i principi di cui alla sentenza di questa Corte n. 27008/2007.

Di seguito, la Corte fa propri i già affermati nella sentenza n. 5049 del 2 marzo 2011, secondo cui "In tema di accertamento delle imposte sui redditi, i principi di inerenza dei dati raccolti ad un determinato e specifico periodo di imposta e di effettività della capacità contributiva escludono la legittimità della "supposizione della costanza del reddito" in anni diversi da quello in cui è stata accertata la produzione, ma non precludono all'Amministrazione finanziaria di avvalersi, nell'accertamento del reddito (o del maggior reddito), di dati o notizie comunque raccolti, con la conseguenza che la percentuale di ricarico può essere legittimamente determinata con riferimento alla dichiarazione del contribuente relativa al periodo di imposta precedente, a fronte di un volume di vendite accertato sulla base di dati afferenti all'esercizio in corso. E ciò anche considerando che la CTR nulla motiva circa l'argomentazione sollevata dall'Agenzia con l'atto di appello circa la insussistenza tra il 2003 ed il 2006 di eventi significativi che potesse