Si riapre il discorso sull’accertamento anticipato

di Francesco Buetto

Pubblicato il 23 aprile 2012

una recente sentenza di Cassazione ritorna sull'annosa questione dell'ammissibilità dell'accertamento anticipato: ecco il pensiero dei giudici sull'anticipo dell'accertamento derivante da motivi di particolare e motivata urgenza

Con sentenza n. 4687 del 23 marzo 2012 (ud. 14 marzo 2012) la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi del cd. accertamento anticipato.

 

LA DECISIONE

La Corte avvia la decisione partendo dal dettato normativo di riferimento – art. 12, c. 7, della L. n. 212/2000 – secondo cui l'avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del termine di sessanta giorni dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni ispettive, "salvo casi di particolare e motivata urgenza".

Per la Corte, “la sanzione di invalidità dell'atto - prevista in via generale dalla L. n. 241 del 1990, art. 21 septies, e con specifico riferimento all'accertamento delle imposte sui redditi e dell'IVA rispettivamente dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, commi 2 e 3, e dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56, comma 5 - consegue, quindi, solo quando l'avviso medesimo non rechi motivazione sull'eventuale urgenza che ne ha determinato l'adozione" (cfr. Corte Cass. 5' sez. 3.11.2010 n. 22320).

Inoltre, “pur essendo parificato, con riferimento alla natura, l'avviso di recupero con il quale l'Ufficio procede al recupero del credito d'imposta ex L. n. 388 del 2000, all'avviso di accertamento o di liquidazione, comunicando al contribuente una pretesa tributaria definita, trattandosi, pur sempre, di un atto propedeutico all'emissione del successivo avviso di accertamento, non è soggetto alla rispetto del termine di 60 giorni, espressamente previsto, invece, per tal